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venerdì 23 febbraio 2018

M'ILLUMINO DI MENO. LETTERA APERTA AGLI STUDENTI


   Pensate, 

organizzatevi,

protestate se occorre, 

proponete, 

agite ! 



Stamattina avrei dovuto essere tra gli studenti delle superiori a Valdagno, invitata da Legambiente per una breve testimonianza sul tema del risparmio energetico, all’aperto nel Parco, prima che i ragazzi poi in bicicletta o a piedi si recassero a scuola.

L’iniziativa è saltata per ragioni metereologiche ma non il significato della giornata:  








"Quest’anno Caterpillar e Radio2 dedicano M’illumino di Meno alla bellezza del camminare e dell’andare a piedi.
Valdagno è una cittadina che a percorrerla tutta, in lungo ed in largo, non si fanno molte migliaia di metri; ecco che, opportunamente , questa si presta benissimo alla finalità universale di riduzione di utilizzo di energia specie se ricavata da fonte fossile. 
Abituiamoci ad andare a piedi perché sotto i nostri piedi c’è la Terra e per salvarla bisogna cambiare passo. Entro il 23 febbraio 2018, giorno di M’illumino di Meno quattordicesima edizione, vogliamo simbolicamente raggiungere la luna a piedi  
e sono 555 milioni di passi : abbiamo  dunque bisogno del contributo di tutti.  

 












L’invito per il 23 febbraio 2018 è spegnere le luci e andare a piedi: una marcia, una processione, una ciaspolata, una staffetta, una maratona o una mezza maratona, un ballo in piazza o un pezzo di strada dietro alla banda musicale del paese.Per le scuole il Pedibus – andare tutti insieme a piedi – per chi va in auto fare un pezzo a piedi.
Si può fare, a piedi. Per un giorno, il 23 febbraio 2018, pensiamo con i piedi.           Uniti si può! “(Stefano Stissi)
  
Avevo accettato volentieri perché la ritenevo una splendida opportunità di poter ancora rivolgermi direttamente ai ragazzi (dai 13 ai 19 anni) che tanto hanno significato nella mia vita professionale. Il tempo non lo ha consentito. 
Scrivo qui quello che avrei detto a braccio rivolgendomi con rispetto e fiducia ai miei giovani interlocutori

“ La mia generazione proviene da una epoca che ha avuto il suo massimo splendore negli anni ’80 del secolo scorso (voi non eravate nati ma i vostri genitori sì). 
                                                                                           
                                                                                           ARZIGNANO 

In quell’epoca la fede nello sviluppo e nel progresso aveva conquistato TUTTI, compreso noi, allora GIOVANI.
 Avevamo 20 - 25 anni, appena usciti dalla scuola e \o dalla Università, un lavoro sicuro a portata di mano;  sembrava che ci si aprisse davanti un mondo in cui bastava allungare una mano per cogliere frutti succosi della società del benessere. 


Purtroppo, invece, il pianeta stava per presentarci il conto amaro di uno sviluppo impetuoso che non aveva tenuto conto della sua stessa sostenibilità, con i danni mostruosi che stava arrecando all’ambiente e a noi stessi, per la nostra sopravvivenza.
Immense isole di plastiche hanno incominciato a galleggiare sull’oceano Pacifico e altrove, la maggior parte dei fiumi è stata invasa dai veleni prodotti da industrie e dall’agricoltura industriale,  le stesse falde profonde  sono state avvelenate dai pfas (sostanze chimiche) e metalli pesanti, i pesci sono stati contaminati dal mercurio e dalla miniplastica che hanno ingoiato, l’aria si è riempita sempre di più di anidride carbonica e altri  gas emessi dalle macchine, dagli inceneritori compromettendo  l’equilibrio termico del pianeta e la sopravvivenza delle  specie vegetali e animali che conosciamo, compreso l’uomo.                                                                        
E’ il cosiddetto riscaldamento globale e il conseguente cambiamento climatico. 
Si sciolgono i ghiacciai, le risorse di acqua potabile cominciano a scarseggiare per milioni di uomini; intere popolazioni scappano dalla loro Terra disertificata, accrescendo a dismisura il fenomeno delle IMMIGRAZIONI che il nostro PAESE soltanto ora ha cominciato a conoscere.
                        ARZIGNANO  manifestazione sul clima di CiLLSA    2014 

Ho fatto tale premessa perché sono convinta che tutti noi dobbiamo sempre “Pensare globalmente e agire localmente”

E mi rifaccio all’interessante opuscolo di Legambiente, in collaborazione con
MIUR - Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dal titolo:  
Cambio di clima    -        Meno consumi, più energia pulita per salvare il clima
pensare globalmente...  - l’effetto serra - i mutamenti climatici - lo sviluppo sostenibile –
                                         diminuire i consumi   - il futuro: le fonti d’energia rinnovabili
agire localmente...         - contribuire al risparmio energetico
                                       - guida all’efficienza energetica (10 schede) 
 con una aggiunta in più da parte mia, però, per non rendere banale l’invito provocatorio di questo giorno “Pensiamo con i piedi."

Solo la presa di coscienza da parte vostra  della situazione generale in cui viviamo può far sì che singole giornate come questa del 23 febbraio 2018, “MI ILLUMINO DI MENO” dedicata nello specifico al risparmio energetico e agli stili di vita sostenibile, non vada utilizzata, solo in una bella passeggiata primaverile, in due ore in meno tra le aule scolastiche, in discorsi di maniera, in buoni propositi da dimenticare il giorno dopo.
Questo giorno potrà esservi utile (e lo sa bene la scuola e lo sanno bene i docenti che ve lo hanno ORGANIZZATO) solo se lo utilizzate per una riflessione profonda … per cambiare radicalmente, giorno dopo giorno ma quella che è stata per voi fino ad oggi la prospettiva di  VITA offerta dalla società consumistica.                                                          

Vita e ambiente sono un binomio inscindibile: per questo occorre rivedere stili e modalità di comportamento.                                                                                                        
 L’umanità ha il dovere di ritrovare se stessa, di ricreare rapporti leali, sviluppare sistemi   d’ interazione e di solidarietà con l’ambiente. La modernità deve ruotare attorno ai bisogni veri del genere umano, rispettando la vita in tutte le sue forme.
Non è più sufficiente che ciascuno di voi adotti diligentemente le misure già suggerite da vari decaloghi per risparmiare l’energia.

Sono precondizioni da cui partire per impostare in maniera costruttiva la vostra esistenza e il vostro essere fin d’ora cittadini attivi a casa, a scuola, nella società.

Dovrete essere VOI, già da domani, a dar vita a dei progetti destinati a invertire il processo di degrado globale, partendo dalla realtà in cui vivete, il vostro TERRITORIO e lo scempio che esso subisce.

 Fatevi protagonisti, inventate progetti, start up sullo sviluppo sostenibile; imparate a coordinarvi, a elaborare insieme analisi e strategie, a utilizzare le nozioni che avete appreso e che apprendete a scuola

Smentite quanti vi dicono di essere solo dei bamboccioni, senza interessi e senza sogni. Non hanno fiducia in voi.


Prendete coscienza che adesso è la vostra generazione che deve disegnare, qui e ora, non solo nuovi stili di vita,  nuovi modelli culturali di esistenza, di relazioni umane (oggi il modello di sviluppo e i consumi energetici imposti dal nostro stile di vita -Paesi del Nord- hanno le ricadute ambientali più catastrofiche proprio nella parte del pianeta più disagiata, quella che ne ha la minore responsabilità-Paesi del Sud-)

 Ricordatevi sempre che aria, acqua, suolo, sono beni comuni, di tutti i cittadini, da proteggere e difendere contro la rapacità di chi li vuole utilizzare per profitti privati). 

Partecipate attivamente e civilmente alle battaglie portate avanti dai cittadini nel vostro territorio per la salute e l’ambiente (contro le grandi opere deturpanti, per una riconversione industriale che punti all’energia pulita)    

Solo così potrete riciclare in senso ecologico e positivo l’amara eredità che la mia  generazione vi ha consegnato. 

 Fate appello alle vostre capacità, ai vostri ideali, ai vostri sogni per un mondo più vivibile.

Pensate, organizzatevi, protestate se occorre, proponete, agite.   


E concludo. 
Da alcuni anni, da cittadina attiva, curo un blog per continuare il mio legame  virtuale e ideale  con i giovani, parlando di temi ambientali, sociali, civili.
Sapete come lo ho chiamato?   GENERAZIONE SPERANZA.     

Dice tutto, non vi pare?  
Voi potete fare la differenza, voi siete la generazione speranza …per un mondo migliore, per un mondo sostenibile
Grazie “
E grazie anche a voi cari organizzatori, cari docenti e  dirigente scolastico, caro Stefano per il coinvolgimento attivo degli studenti: sono, lo sapete bene come lo so io,  la sola nostra Speranza  per davvero.

Donata Albiero                       23 febbraio 2018 






lunedì 12 febbraio 2018

DIRITTO ALLO STUDIO TRADITO E (D)ISTRUZIONE SCOLASTICA


LA BUONA SCUOLA DEI VINCENTI

Tempo di iscrizioni: bufera sui licei che compilando il rapporto sull’autovalutazione si lasciano scappare qualche parola di troppo…

 Ecco la scheda di presentazione (RAV) che un liceo di Roma ha fatto di sé e della propria offerta formativa, visibile sul sito del MIUR (Ministero Istruzione)
"...«Tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile » . La percentuale di alunni svantaggiati «per condizione familiare è pressoché inesistente »[...]. 
Il finale è una conclusione che spiazza: «Tutto ciò», e si intende la quasi assenza di stranieri e la totale assenza di poveri, « favorisce il processo di apprendimento»
..."
E’ la prosa che accomuna diverse  scuole del Paese, spesso i licei più prestigiosi e selettivi, nel presentarsi alle famiglie, per attrarre l’iscrizione dei loro figli, per accalappiare nuove clienti.                                                           Quello che mi angustia non è il fatto in sé ma la considerazione che se diversi licei hanno scelto la strada della competizione, del razzismo, della discriminazione per accalappiare nuovi "clienti" vuol dire che la scuola azienda non è più uno slogan.

Ma noi cittadini, noi genitori come siamo messi? 
 Francesco Cancellato scrive rivolto alle famiglie e io concordo con lui, da ex dirigente scolastica alle prese con una scuola cosiddetta a ‘rischio’ per l’elevato numero di alunni stranieri non ancora alfabetizzati che ha accolto nel corso degli anni.                                                                                                    “Siamo noi che da ragazzini - ah, la piazza - scioperavamo e sfilavamo per una scuola aperta e plurale, inclusiva e pubblica, rispettosa delle differenze e delle diversità. Principi stupendi che cozzavano già allora con una realtà molto meno romantica, costretta a barcamenarsi tra tagli di fondi e demotivazione diffusa del personale. Principi cui però avevamo giurato di tener fede, una volta genitori. Siamo sempre noi, dieci - facciamo quindici - anni dopo, che ci informiamo in segreteria d'istituto di quanti bambini stranieri e disabili saranno in classe coi nostri figli. Che ci confrontiamo con gli altri genitori sui ritardi di programma delle classi in cui studiano, che ci lamentiamo dell’insegnante con la 104 che sparisce per metà anno e per le supplenti che si alternano. Che spostiamo nostro figlio in un’altra classe, senza stranieri e senza disabili, perché le elementari/medie/superiori sono importanti, perché la scuola è importante, perché ne va del suo futuro, perché “non sono razzista ma”. Che dalla lotta collettiva, passiamo alla via di fuga individuale…Siamo sempre noi, poi, che ci scandalizziamo quando una dirigente scolastica, in un rapporto di autovalutazione, rende esplicito quel che sappiamo tutti. Che le classi senza poveri, senza stranieri, senza disabili sono le più ambite, le più desiderate dai genitori. Genitori ricchi, italiani con figli normodotati, ovviamente. Come se tutti gli altri fossero un altro popolo”
Della politica, della società non ce ne frega nulla. 
Rimaniamo del tutto INDIFFERENTI di fronte al 10% di tagli lineari all'istruzione del periodo 2012-2014, di cinque volte superiore rispetto agli altri capitoli di spesa, come se l’istruzione sia la cosa più inutile del mondo per risollevare un Paese dalla crisi.
Invece ci preoccupiamo degli stranieri che “non sono come noi, che non hanno i nostri valori e la nostra cultura”, ignorando che la scuola è il più grande veicolo di integrazione sociale che esiste.

Solo dopo esserci fatti l’autocritica, come genitori, per il nostro ‘individualismo’, possiamo scagliarci contro le responsabilità della scuola, anche qui con la precisazione che essa riflette, spesso, la società in cui viviamo e che il destino della stessa scuola è segnato dalla POLITICA.

Perché è vero che più che parlare di scuola classista si deve parlare del contesto “classista” in cui agisce la scuola” Qui crescono diseguaglianze economiche, sociali e territoriali. I dati Indire, Ocse confermano: il 58,1% dei figli di coloro che hanno massimo la terza media abbandonano la scuola. Tasso che si riduce al 13,2% tra i ragazzi che hanno i genitori laureati. Un terzo degli abbandoni avviene nelle famiglie dove i genitori sono precari, il dato diminuisce con i genitori dipendenti e professionisti. L’ambiente familiare influenza pesantemente il percorso e le aspirazioni degli studenti. La scuola restringe la forbice fino ai 15 anni, dopo lo svantaggio del capitale sociale esplode. Questo muro sociale si ripresenta nell’accesso all’università e alla laurea: i figli dei laureati vanno avanti, mentre cresce il divario tra ricchi e poveri.

Infine, c’è la POLITICA, quella, per intenderci, che ha promulgato la legge sulla buona scuola, favorendo un sistema viziato di competitività feroce. Viziato di meritocrazia fasulla, perché deve essere costruita ad hoc.
Un sistema viziato di esclusione sociale.
Una scuola che dovrebbe partire dal concetto che non è un supermercato o un’azienda, dove ognuno può essere illuso dalla pubblicità e poi comprare ciò che desidera, ma un organo previsto costituzionalmente con il compito di istruire facendo acquisire conoscenze e competenze, far crescere e formare cittadini valorizzando le persona nel rispetto delle differenze e delle identità di ciascuno.
Una scuola In cui in mancanza di investimenti pubblici chiede soldi ai privati cittadini, con l’entrata anche di “sponsor” che sicuramente condizioneranno i programmi ed i piani dell’offerta formativa.

E si arriva al capolinea; già proprio così


 Libertà di insegnamento, collegialità delle decisioni, gratuità dell’accesso all’istruzione, unitarietà del sistema scolastico: la scuola disegnata dalla legge 107/2015 cancella i principi fondativi della scuola della Repubblica italiana, sostituendoli con gli sponsor, i bonus, gli statuti, le squadre (sic). 
Trasformando le scuole in un unico,
aberrante agone competitivo, in cui vincerà il dirgente che avrà attirato, con ogni mezzo, maggiori investimenti privati. 


Che fare?  
Dobbiamo reagire, dobbiamo recuperare i valori della nostra Costituzione.
Ci vuole la Scuola della Costituzione.                                                                         


 Ci vuole la LIP:  Per la Scuola della Costituzione.

 Donata Albiero                                            12 febbraio 2018 





giovedì 25 gennaio 2018

SMARTPHONE IN CLASSE, LA RIVOLUZIONE E' UFFICIALMENTE PARTITA

Un dibattito aperto

A volte dobbiamo disconnetterci per creare buone connessioni  
https://www.facebook.com/labuonaeducazione/videos/2030844107135443/



 Ci siamo.
Il progetto della ministra dell’Istruzione Fedeli che punta a introdurre nelle scuole italiane l’uso degli smartphone è in dirittura d’arrivo. Le linee guida sono state completate dagli esperti. Tra poco una circolare ministeriale le espliciterà. Resta il divieto per uso personale. La scuola, stando alle parole della ministra Fedeli, ancora ferma a obsolete metodologie, ne aveva bisogno”.
Ma ne aveva davvero bisogno la povera scuola italiana? In Francia li hanno vietati, c’è già una letteratura negli Usa che li boccia.In Inghilterra li stanno togliendo: uno studio ha stabilito che la sola presenza del cellulare sul banco distrae lo studente, peggiora la sua attenzione.

In Italia, il dibattito è acceso.
Daniele Novara, pedagogista, mio punto di riferimento quando ero dirigente scolastica, è del tutto contrario: Lo smartphone in classe è l’ultimo atto della consegna della scuola italiana alle lobby digitali. Il ministero confeziona come novità la svendita della scuola agli interessi dei colossi dell’informatica. La didattica digitale non appartiene in alcun modo alla didattica progressista e innovativa”. Non basta quindi, secondo lui, introdurre un nuovo aggeggio elettronico per dare una svolta alla didattica. "La tecnologia a scuola diventa una risorsa se usata collettivamente -scrive sul sito del Centro psicopedagogico-. Se usata individualmente schiaccia gli alunni nell'isolamento e nella distrazione, sottraendoli all'apprendimento sociale condiviso coi compagni. Opporsi a questa deriva è l'unica cosa che possano fare i genitori, se vogliono evitare guai seri ai loro figli". 

“Siamo prossimi alla resa del sistema educativo – spiega lo psicoterapueta ed esperto di cyberbullismo Luca Pisano, direttore di Ifos –: la scuola tecnologica delega la funzione del pensare a un oggetto. Questa è la base per fabbricare cretini a scuola: con gli smartphone non si sviluppa l’apparato psichico. Il docente così si depotenzia:c’è già la lavagna didattica, a cosa serve il cellulare? Come farà poi il prof a controllare che gli studenti non giochino o vedano porno durante la lezione?”

Da dirigente nella scuola media ho sempre  fatto una crociata (perdente) contro i cellulari a scuola, pur credendo nella tecnologia e nell’importanza del digitale a scuola, quindi nelle TIC, nei COMPUTER,  nelle LIM di cui ho provveduto a dotare i plessi Motterle, Zanella di Arzignano e Beltrame di Montorso, facenti parte della mitica scuola media Giuriolo, prima di uscire dalla scuola nel 2012: tutte le 36 classi, intendo ogni aula, avevano e hanno oggi le LIM ; si aggiungano  vari  laboratori specifici per la video scritttura, le lingue straniere, l’informatica con annessi  gli  strumenti compensativi per gli allievi in difficoltà. Il tutto coronato da corsi di formazione continui per il personale (non obbligatori)  .
Non mi si accusi, pertanto, non appoggiando questa scelta del Ministro dell’Istruzione a favore degli smartphone, di rappresentare il vecchio, il passato, la lezione frontale dei docenti che ho sempre combattuto, credendo nell’ambiente di apprendimento e nella scuola laboratoriale. 

Ma ho sempre ritenuto e lo ritengo oggi, che l’uso degli smartphone non debba essere mascherato come supporto didattico in classe. E non mi si dica che utilizzarli vuol dire prendere atto della realtà e dell’uso che i ragazzi ne fanno.
                                                                                                                          
Come può il MIUR far prevalere la logica aberrante del ‘visto che’…?                                       Visto che il telefonino è entrato nelle nostre vite quotidiane, tanto vale farlo entrare anche nella scuola.
Visto che…è una logica perversa.                                                 
  Scrive Paola Mastrocola: L’abbiamo già fatto, e lo faremo ancora: visto che i ragazzi non sanno più scrivere aboliamo il tema; visto che copiano le versioni da internet, aboliamo o riduciamo la versione dal latino e greco; visto che non sanno più scrivere in corsivo, che scrivano su tastiera; visto che faticano a fare i calcoli, che usino la calcolatrice. Potremmo continuare: visto che ai giovani piace bere birra, ammettiamola come bevanda nell’intervallo; visto che i nostri figlioletti si mettono le dita nel naso, tanto vale insegnar loro un metodo migliore per farlo anche in pubblico; visto che ai ragazzini portati la sera al ristorante piace correre tra i tavoli, inutile costringerli a stare seduti, tanto vale installare dei semafori. Non capisco se si tratti di una debolezza o di una vera e propria convinzione: cioè, non ci opponiamo all’uso clandestino dei telefonini in classe perché tanto non ce la faremo mai a scovarli, requisirli o vietarli (la battaglia è persa in partenza, dunque inutile combatterla)? Oppure ci crediamo veramente, siamo davvero convinti che i telefonini siano meravigliosi strumenti di un nuovo apprendimento?”
Qui sta il punto a mio parere.  Non prendeteci in giro come professionisti.   
       
    Non è questione di lezione frontale (il vecchio) e di metodo innovativo (il digitale).   Gli studenti maneggiano già troppo gli smartphone fuori delle pareti scolastiche e ne sono assuefatti. Hanno ragione quegli insegnanti che commentano in facebook:“Dentro non porterebbero nessuna rivoluzione didattica e metodologica. Gli studenti oggi più di ieri, hanno semmai bisogno di disintossicarsi dal telefono, di interloquire con il docente, di socializzare coi compagni, di sporcarsi le mani, di usare la manualità, con gli strumenti didattici in uso, penne colori e materiali di ogni genere. Di vivere la quotidianità coi piedi per terra, nel reale”.  Ma, poi, di quale innovazione tecnologica si continua a parlare quando nelle scuole   esistono ben altre priorità: lo stato delle aule e le strutture degli edifici scolastici.                                                                                                        Si vuole andare verso il futuro quando le fondamenta cadono a pezzi”.
E non indoriamo la pillola; non riempiamoci la bocca di belle parole “RESPONSABILTA’ e REGOLAMENTAZIONE nelle modalità e nei tempi.  A discrezione di ogni insegnante che potrà promuoverlo o bocciarlo come strumento didattico valido o meno. Divieto d’uso                per i più piccoli. Ci sarà pure un perché se Steve Jobs proibiva ai suoi figli, da piccoli, l’uso di iPad, iPod e iPhone, se Evan Williams, fondatore di Twitter, ha educato i figli abituandoli alla lettura dei libri e cercando di tenerli il più possibile lontani dagli smartphone e iPad?      
Intanto il dibattito prosegue.                                                                                                          È follia allo stato puro, accusa il Codacons nel bocciare senza appello la decisione della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, di far entrare gli smartphone nelle aule scolastiche. Si tratta di un provvedimento pericolosissimo, che rischia di portare i ragazzi alla perdita della capacità di pensare, leggere e scrivere in modo indipendente dai telefonini.
Vogliamo riflettere?  
Per quanto mi riguarda, sto con l’accorato appello di  Mastrocola: "Il telefonino in classe potrebbe agevolare l’ormai iniziata, lenta, progressiva dismissione dei libri, che abbiamo sotto gli occhi e che ipocritamente continuiamo a negare. Un ulteriore, durissimo colpo al valore della concentrazione, dell’introspezione, della memoria, dell’attenzione, della riflessione. Dispiacerebbe che fosse proprio la scuola a contribuire in modo così massiccio a relegare i libri negli ombrosi, umidi e ammuffiti scantinati delle nostre esistenze.”  
La scuola dovrebbe invece essere l’ultimo baluardo, l’isola di resistenza da cui, semmai, far ripartire una battaglia culturale.
Poveri ragazzi e povere relazioni umane!   

Donata Albiero                                                             25 gennaio 2018 

         
Approfondimenti 


IMPUGNARE correttamente la penna può prevenire  i disturbi della scrittura   http://donataalbiero.blogspot.it/2018/01/impugnare-correttamente-la-penna-puo.html        

RILANCIAMO lo scrivere a mano in corsivo 
http://donataalbiero.blogspot.it/2017/10/rilanciamo-lo-scrivere-mano-in-corsivo.html




                             

sabato 13 gennaio 2018

IMPUGNARE CORRETTAMENTE LA PENNA PUO' PREVENIRE I DISTURBI DELLA SCRITTURA

                                                              
L’ impugnatura corretta facilita una buona visione e l'uso del corsivo

 

Come impugnare bene penna-matita    https://youtu.be/iywQd_cgegU


C’erano una volta carta, penna, calamaio: il mio passato, i miei strumenti di scrittura.
Il presente li ha pressoché sostituiti con  tastiere, pc, tablet, smartphone.
Il calamaio è finito nel cassetto dei ricordi, la carta continua a reggere la sfida, la penna sta diventando un oggetto sempre più "antiquato". 
Diminuiscono, di conseguenza, gli  educatori che sentono l’esigenza di insegnare alla  generazione dei nativi digitali come si tiene una penna in mano e l’uso del corsivo (di cui sono fautrice).

Forse è per questo che tanti bambini tengono la penna o la matita con una posizione scorretta, impugnandola nei modi più strani.
E’ evidente che impugnare correttamente la penna, non è considerata una necessità.
 Eppure …
L'uso sbagliato può creare eccessivo affaticamento nella visione, danni ai muscoli ed alle articolazioni, danni che con abitudini sbagliate protratte nel tempo, assumono caratteristiche permanenti.
Ricordo, a tal proposito un convegno, mi pare del 2012, quando il neuroscienziato tedesco, Christian Marquardt, ha illustrato, a Monza i rischi e problemi dell’errata impugnatura.


Il problema di una corretta impugnatura dovrebbe essere preso in seria considerazione non soltanto al momento dell'apprendimento della scrittura, quando il bambino deve compiere per scrivere due distinti movimenti: tenere in mano la penna ed eseguire le figure delle lettere, ma anche nel momento della presa in mano del pennello o del matitone per disegnare
Non bisognerebbe, infatti, dimenticare che per introdurre i bambini alla scrittura è necessario insegnare le varie regole della "giusta posizione del corpo, delle mani e dell'impugnatura della matita o della penna".
Sin dalla scuola dell’infanzia è, pertanto, molto importante educare i bambini ad una corretta impugnatura dedicando tempo e giochi.

Più di cinquant’anni fa, quando frequentavo le scuole elementari (le primarie di oggi) genitori ed insegnanti erano attenti a richiamare i bambini e i ragazzi a mantenere una postura corretta e ad impugnare correttamente la penna, quando sedevano nei banchi. Io stessa, nei primi anni d’insegnamento come maestra richiamavo l’allievo di turno con la fatidica frase "Stai diritto e scrivi bene!" e lo ripetei come professoressa di lettere agli scolari di prima.
I banchi inclinati facilitavano la posizione e una educazione dell'impugnatura della penna era indotta, dall'uso dei pennini (quando andavo a scuola) o stilografiche (quando insegnavo negli anni ottanta, cercando di far ritardare il più possibile l'uso della penna biro)che sporcavano le dita d'inchiostro.

 In questi ultimi decenni il concetto di postura corretta è andato sempre affievolendosi benché sia notevolmente aumentato il numero di bambini e adolescenti che frequentano palestre, seguono corsi di educazione fisica, praticano discipline sportive. A casa e a scuola i ragazzi studiano spesso, impugnano la penna con prese scorrette che, coprendo troppo spesso la punta, li obbligano a ruotare il quaderno di 90° per vedere cosa stanno scrivendo.

Purtroppo, si aggiunge la scelta sempre più frequente di molti alunni nelle scuole medie (l’ho constatato anch’io come dirigente scolastica) di scrivere in stampatello, preferendolo al proprio corsivo che troppo spesso li penalizza nei giudizi finali dei propri insegnanti. Il ragazzo che scrive male, matura un giudizio negativo sulla sua calligrafia, al punto di non riconoscersi in essa; per evitare i continui giudizi negativi degli adulti, regredisce scegliendo la scrittura in stampatello, di più facile esecuzione e più ordinata, anche se più anonima e meno espressiva di quello che lui veramente è interiormente.  


E' quindi molto importante educare i bambini sin dalla scuola d’infanzia  ad una corretta impugnatura, sia per prevenire gli atteggiamenti posturali scorretti, sia per maturare nel tempo un proprio stile di scrittura in corsivo, chiara espressione di autostima e di una propria personalità.

Suggerisco a genitori e insegnanti per La corretta impostazione e localizzazione dei movimenti necessari alla scrittura il video  della P.E.A.V.( Proteggi Educa Allena la tua Visione) ; rappresenta infatti una valida proposta operativa, comprovata dallo studio dell'ottico optometrista Giorgio Bollani.
 Io intanto cercherò di convincere i miei figli a fare altrettanto con i loro piccoli (Nemo profeta in patria)-

“1) Partiamo dall’esecuzione di un gesto magico "il numero 3" con la mano di scrittura. Il gesto sarà ripetuto spesso dal bambino, proprio nell’età in cui inizia a scarabocchiare, e permette di acquisire facilmente la posizione base di partenza: pollice, indice e medio completamente distesi; anulare e mignolo flessi sul palmo della mano.
2) Depositiamo la matita nella "valle incantata" valle tra pollice ed indice che ricorda piacevolmente il cartone animato dei piccoli dinosauri e facciamo scivolare la matita in questa valle come se suonassimo il violino. Questo esercizio di sfregamento è importantissimo per far apprendere attraverso il senso propriocettivo la corretta posizione di scorrimento del matitone nell’atto della scrittura.
3) Ora chiudiamo le tre dita pollice, indice e medio come "le fauci di un leone" in modo armonico e dolce ponendo la punta dei polpastrelli sulle tre facce del matitone e scivoliamo pian piano verso la punta della matita fino ad arrivare a "due dita dalla punta". (l'autrice è Direttrice dell'Istituto di grafologia, Milano) (da Salute di Repubblica)”

E allora via, per poter poi scrivere a mano.
Insisto, ci i sono evidenze scientifiche che appurano l'inferenza della scrittura sui processi intellettivi: più scrivi A MANO più stimoli il cervello


Donata  Albiero                                          13 gennaio 2017


Approfondimenti

CONSIGLI   

RILANCIAMO L'USO DEL CORSIVO 
http://donataalbiero.blogspot.it/2017/10/rilanciamo-lo-scrivere-mano-in-corsivo.html