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sabato 13 gennaio 2018

IMPUGNARE CORRETTAMENTE LA PENNA PUO' PREVENIRE I DISTURBI DELLA SCRITTURA

                                                              
L’ impugnatura corretta facilita una buona visione e l'uso del corsivo

 

Come impugnare bene penna-matita    https://youtu.be/iywQd_cgegU


C’erano una volta carta, penna, calamaio: il mio passato, i miei strumenti di scrittura.
Il presente li ha pressoché sostituiti con  tastiere, pc, tablet, smartphone.
Il calamaio è finito nel cassetto dei ricordi, la carta continua a reggere la sfida, la penna sta diventando un oggetto sempre più "antiquato". 
Diminuiscono, di conseguenza, gli  educatori che sentono l’esigenza di insegnare alla  generazione dei nativi digitali come si tiene una penna in mano e l’uso del corsivo (di cui sono fautrice).

Forse è per questo che tanti bambini tengono la penna o la matita con una posizione scorretta, impugnandola nei modi più strani.
E’ evidente che impugnare correttamente la penna, non è considerata una necessità.
 Eppure …
L'uso sbagliato può creare eccessivo affaticamento nella visione, danni ai muscoli ed alle articolazioni, danni che con abitudini sbagliate protratte nel tempo, assumono caratteristiche permanenti.
Ricordo, a tal proposito un convegno, mi pare del 2012, quando il neuroscienziato tedesco, Christian Marquardt, ha illustrato, a Monza i rischi e problemi dell’errata impugnatura.


Il problema di una corretta impugnatura dovrebbe essere preso in seria considerazione non soltanto al momento dell'apprendimento della scrittura, quando il bambino deve compiere per scrivere due distinti movimenti: tenere in mano la penna ed eseguire le figure delle lettere, ma anche nel momento della presa in mano del pennello o del matitone per disegnare
Non bisognerebbe, infatti, dimenticare che per introdurre i bambini alla scrittura è necessario insegnare le varie regole della "giusta posizione del corpo, delle mani e dell'impugnatura della matita o della penna".
Sin dalla scuola dell’infanzia è, pertanto, molto importante educare i bambini ad una corretta impugnatura dedicando tempo e giochi.

Più di cinquant’anni fa, quando frequentavo le scuole elementari (le primarie di oggi) genitori ed insegnanti erano attenti a richiamare i bambini e i ragazzi a mantenere una postura corretta e ad impugnare correttamente la penna, quando sedevano nei banchi. Io stessa, nei primi anni d’insegnamento come maestra richiamavo l’allievo di turno con la fatidica frase "Stai diritto e scrivi bene!" e lo ripetei come professoressa di lettere agli scolari di prima.
I banchi inclinati facilitavano la posizione e una educazione dell'impugnatura della penna era indotta, dall'uso dei pennini (quando andavo a scuola) o stilografiche (quando insegnavo negli anni ottanta, cercando di far ritardare il più possibile l'uso della penna biro)che sporcavano le dita d'inchiostro.

 In questi ultimi decenni il concetto di postura corretta è andato sempre affievolendosi benché sia notevolmente aumentato il numero di bambini e adolescenti che frequentano palestre, seguono corsi di educazione fisica, praticano discipline sportive. A casa e a scuola i ragazzi studiano spesso, impugnano la penna con prese scorrette che, coprendo troppo spesso la punta, li obbligano a ruotare il quaderno di 90° per vedere cosa stanno scrivendo.

Purtroppo, si aggiunge la scelta sempre più frequente di molti alunni nelle scuole medie (l’ho constatato anch’io come dirigente scolastica) di scrivere in stampatello, preferendolo al proprio corsivo che troppo spesso li penalizza nei giudizi finali dei propri insegnanti. Il ragazzo che scrive male, matura un giudizio negativo sulla sua calligrafia, al punto di non riconoscersi in essa; per evitare i continui giudizi negativi degli adulti, regredisce scegliendo la scrittura in stampatello, di più facile esecuzione e più ordinata, anche se più anonima e meno espressiva di quello che lui veramente è interiormente.  


E' quindi molto importante educare i bambini sin dalla scuola d’infanzia  ad una corretta impugnatura, sia per prevenire gli atteggiamenti posturali scorretti, sia per maturare nel tempo un proprio stile di scrittura in corsivo, chiara espressione di autostima e di una propria personalità.

Suggerisco a genitori e insegnanti per La corretta impostazione e localizzazione dei movimenti necessari alla scrittura il video  della P.E.A.V.( Proteggi Educa Allena la tua Visione) ; rappresenta infatti una valida proposta operativa, comprovata dallo studio dell'ottico optometrista Giorgio Bollani.
 Io intanto cercherò di convincere i miei figli a fare altrettanto con i loro piccoli (Nemo profeta in patria)-

“1) Partiamo dall’esecuzione di un gesto magico "il numero 3" con la mano di scrittura. Il gesto sarà ripetuto spesso dal bambino, proprio nell’età in cui inizia a scarabocchiare, e permette di acquisire facilmente la posizione base di partenza: pollice, indice e medio completamente distesi; anulare e mignolo flessi sul palmo della mano.
2) Depositiamo la matita nella "valle incantata" valle tra pollice ed indice che ricorda piacevolmente il cartone animato dei piccoli dinosauri e facciamo scivolare la matita in questa valle come se suonassimo il violino. Questo esercizio di sfregamento è importantissimo per far apprendere attraverso il senso propriocettivo la corretta posizione di scorrimento del matitone nell’atto della scrittura.
3) Ora chiudiamo le tre dita pollice, indice e medio come "le fauci di un leone" in modo armonico e dolce ponendo la punta dei polpastrelli sulle tre facce del matitone e scivoliamo pian piano verso la punta della matita fino ad arrivare a "due dita dalla punta". (l'autrice è Direttrice dell'Istituto di grafologia, Milano) (da Salute di Repubblica)”

E allora via, per poter poi scrivere a mano.
Insisto, ci i sono evidenze scientifiche che appurano l'inferenza della scrittura sui processi intellettivi: più scrivi A MANO più stimoli il cervello


Donata  Albiero                                          13 gennaio 2017


Approfondimenti

CONSIGLI   

RILANCIAMO L'USO DEL CORSIVO 
http://donataalbiero.blogspot.it/2017/10/rilanciamo-lo-scrivere-mano-in-corsivo.html


lunedì 1 gennaio 2018

LA SPERANZA DI CAMBIARE IN MEGLIO

  Un anno di impegno per rendere migliore il 2018

Il 2017 è stato un anno da dimenticare... un anno di guerre, orrori, paura, disperazione, violenza, sfruttamento per milioni di bambini, nel mondo e nella nostra ricca (per pochi) Italia, un anno in cui l'Europa ha continuato a perdere la sua umanità, con il razzismo più bieco, l’indifferenza che ha strozzato l’intelligenza. 

È stato un anno atroce.  
Scrive Gustavo Esteva “…Ed è probabile che il peggio debba ancora venire. Inflazione, svalutazione, fuga di capitali, scarsa attività economica, aumento della disuguaglianza, deterioramento delle condizioni di vita della maggior parte della gente, corruzione dilagante, distruzione ambientale sempre più grave.” Tralascio ogni commento sul bilancio politico che ritengo ancor più negativo.
Se ne è andato, il 2017 per fortuna e non mi lascia rimpianti.

Tuttavia, paradossalmente, è un anno che mi ha donato tanto nella mia militanza civile e sciale: l’impegno nel territorio, contro l’inquinamento da PFAS (perfluorati alchilici) che avvelenano la nostra acqua, i nostri cibi, e anche l’aria; il ritrovarmi con altri cittadini che hanno fatto rete, il riconoscermi nelle  associazioni e comitati  che si sono mossi e messi in gioco per la difesa  della nostra salute e quella dei nostri figli pur se soli contro scelte sciagurate di partiti, istituzioni, enti locali, imprese, talvolta guardati a vista anche dagli  stessi che difendevamo; l'impegno per la scuola pubblica, seguendo l’attività del comitato LIP SCUOLA della mia provincia, la Legge di Iniziativa Popolare che ha come riferimento potente e portante la nostra Carta Costituzionale (artt 3, 9, 33 e 34 della Carta), nella consapevolezza che la LIP garantisca una scuola plurale,laica, ed inclusiva, finalizzata alla valorizzazione della persona, alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza.
                                
Ho così capito, in questo 2017, nelle mie battaglie di cittadina attiva, che non è sempre facile assumere la piena responsabilità di organizzarci per governarci.  Riuscirci, pur tra mille difficoltà e contraddizioni, mi ha dato nuova forza per continuare, con la consapevolezza che quando prevalgono la paura e il senso di impotenza si può alimentare una nuova speranza con la propria azione, a partire dalla convinzione che nessuna soluzione alle nostre difficoltà può venire dall’alto, e che in basso possiamo introdurre irrevocabilmente un’altra possibilità.
Ma questo esige la decisione di passare a un’offensiva pacifica e vigorosa, uniti come movimenti, come gruppi di cittadini attivi.

 Buon anno 2018, dunque, a quanti agiscono e non perdono mai la speranza che il mondo possa cambiare in meglio.
Buon 2018 ai giovani, che devono manifestare per il Futuro, e quindi difendere il Bene comune rappresentato dalla scuola pubblica, la scuola di tutti, la scuola della COSTITUZIONE.
A loro regalo il messaggio di fine anno, correva il 1982, di un grande presidente, Sandro Pertini… 
Preparate il vostro animo a scuola, cercate di corredare la vostra mente di una cultura che vi sarà utile, sarà strumento per voi necessario per farvi camminare domani nella vita come uomini liberi. 
Cercate anche di darvi una fede politica. Respingete però quelle idee politiche che non presuppongono il concetto di libertà, altrimenti andreste verso la vostra rovina. E cercate anche di combattere sì, i vostri avversari, ma combattete tenendo presente quello che ho tenuto presente sempre io, l'ammonimento di un illuminista francese. Cioè io dico sempre questo al mio avversario: io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente. Ed allora combattete discutendo liberamente, lottando civilmente. Andate verso la meta alla quale io ho sempre aspirato da quando avevo la vostra età. La meta suprema che è quella della libertà, della giustizia sociale per tutti gli uomini, della scomparsa della fame nel mondo. La meta della pace fra tutte le nazioni, della fratellanza fra tutti i popoli...”  

Unisco l’attenzione di Pertini ai giovani all’invito  di Mario Rigoni Stern per gli stessi: 
Leggete, studiate, e lavorate sempre con etica e con passione; ragionate con la vostra testa e imparate a dire di no; siate ribelli per giusta causa, difendete la natura e i più deboli; non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore; siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie che non avete combattuto”.

Buon 2018, a noi cittadini attivi.
Insieme, dobbiamo lavorare per la realizzazione di un'alternativa politica, culturale, sociale ed economica dal basso, di rottura e costruzione.
Movimenti sociali, associazioni, comitati, collettivi, singole personalità, dobbiamo, con unità di intenti, liberare progressivamente territori ed istituzioni dalle occupazioni di un sistema profondamente corrotto, per la   difesa dei beni comuni e contando sulla partecipazione attiva dei cittadini.

Nel mio piccolo,  io mi impegnerò attivamente nella associazione locale ambientalista Ci.L.L.S.A (Cittadini per il lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente), perché difende i cittadini e il territorio, perché sono più che mai convinta che amare la propria terra sia il primo passo per creare un mondo migliore; mi impegnerò nel comitato Zero PFAS Agno Chiampo  e nella raccolta adesioni ad esso; 
proseguirò il cammino nel comitato provinciale scuola LIP(legge di iniziativa popolare) con la raccolta firme per la Scuola della Costituzione, a primavera; 
sarò attenta alle iniziative di ‘Vicenza si solleva’ soprattutto per quanto riguarda la Pace e il Disarmo, la lotta contro le grandi opere predatrici del territorio,  al lavoro del movimento NO PFAS nel suo complesso,  delle altre Associazioni , comitati che gravitano sul territorio e mettono al primo posto salute, legalità, giustizia, lavoro.  
Continuerò a praticare e sostenere la cittadinanza attiva, libera da vincoli partitici e da schieramenti precostituiti. 
Non è un caso che io abbia rifiutato di essere "candidata" per le prossime elezioni politiche. 
Non mi asterrò certo nelle votazioni che ci saranno ma voglio essere cittadina libera. E non mi lascerò certo ingannare da promesse elettorali ad hoc dei vari partiti: non conta ciò che faranno ma quello che hanno fatto, quello che stanno facendo oggi relativamente alla Scuola, allo Ius soli, alla difesa dell'ambiente contro l'inquinamento e la sua distruzione. 
Come donna, madre, educatrice, cittadina sosterrò sempre i diritti dei bambini in qualsiasi parte del mondo si trovino, senza discrimionazione alcuna: il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, il diritto a un nome, a una nazionalità, il diritto alla libertà di pensiero, di  coscienza e di religione, il diritto alla protezione da ogni forma di violenza. 



Auguro infine un 2018 per tutti di pace e di giustizia.

Un anno soprattutto con l'amore nel cuore. 
Senza amore si può sopravvivere, con l'amore, invece, si lotta e si vive.



Donata Albiero                               1 gennaio 2018


domenica 24 dicembre 2017

BUON NATALE VERO

Quale Natale?

Ecco l’augurio che faccio a tutti tramite la piccola associazione ambientalista cui sono iscritta, apartitica ma che fa politica quotidiana nel difendere i diritti del cittadino, la sanità e la scuola pubblica, nel promuovere la cittadinanza attiva, la solidarietà, l’amore per l’Ambiente considerato, a tutti gli effetti, la nostra casa comune.

 “Vi auguriamo un Natale vero, ispirato a un bambino nato in una stalla.
Un Natale ispirato ai pastori non italiani, ospitati temporaneamente nei presepi di chi agita quotidianamente le bandiere contro di loro.

Un Natale per quei bambini e quei ragazzi che, grazie alla defezione dal senato da parte di chi aveva il dovere di votare una legge, restano esclusi dalla cittadinanza della terra dove sono nati e cresciuti.





Un Natale per quelli che dormono nei cartoni perché sono stati cacciati via dalle loro case senza che nessuno provvedesse a dare loro un alloggio. 
Un Natale dedicato a chi si è visto rubare tutti i risparmi di una vita da ricchi banchieri che hanno già salvato il bottino nei paradisi fiscali.
 
Un Natale per i bambini di Arzignano, costretti a bere acqua inquinata da PFOA senza che nessuno alzi un dito per impedirlo.

 Un Natale dedicato alle mamme che hanno perduto il bambino prima che nascesse perché c’è chi scarica veleni nell’acqua e nelle falde senza che nessuno alzi un dito per fermarlo.


 Un Natale dedicato agli operai che ogni giorno stanno a contatto con sostanze tossiche senza che nessuno li avverta delle malattie che potranno contrarre.
Un Natale per tutti quelli che sono costretti a scegliere tra salute e lavoro.

Un Natale per quegli sfortunati che hanno un lavoro precario e mal pagato grazie a chi ha provveduto a cancellare l’articolo 18 dallo statuto dei lavoratori.
Un Natale per quelli ancora più sfortunati, che sono costretti a lavorare in nero.
Un Natale per quelli che il lavoro proprio non ce l’hanno più e non riusciranno a trovarlo perché sono già avanti con gli anni.

Un Natale per tutti quelli che mangeranno dolci paste e altro fabbricati con uova di incerta origine.




Un Natale a tutti gli uomini di buona volontà affinché non la smarriscano per strada.



A tutti voi, ai vostri bambini e alle vostre famiglie, con le braccia aperte, con un affetto vero, come deve essere quello di chi si riconosce membro della famiglia degli umani e della grande famiglia di tutti gli esseri viventi, noi di CiLLSA, che abbiamo lavorato per questo Natale ogni giorno dell’anno, auguriamo un buon Natale vero”.

Mi unisco a questo abbraccio, con un video che quattro anni fa ho dedicato assieme agli studenti di Arzignano ai bimbi del mondo,  oggi  più che mai attuale

Donata Albiero 


venerdì 1 dicembre 2017

AMBIENTE: I BAMBINI POSSONO FARE LA DIFFERENZA

La scuola può fare la differenza 



Una delle responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri figli e dei nostri allievi a scuola è anche quella di trasmettere loro i valori che riteniamo importanti. Per chi è consapevole dell’importanza della tutela dell’ambiente che ci circonda è fondamentale trasmettere ai bambini il rispetto per la natura e la coscienza di quanto valore abbiano i suoi equilibri, anche per la nostra sussistenza.

Dedico, a tutti i bambini e ragazzi, 8 storie di 8 bambini che hanno cercato di cambiare il mondo, 8 piccoli ambientalisti che sono in grado di insegnare molto agli adulti.
Ho conservato gelosamente il link nel mio archivio informatico dal 2013.         Lo affido ora a quei docenti sensibili che vogliano instillare agli allievi curiosità, emozione e amore per la Natura
Le storie riguardano: Caitlyn Larsen, Birke Baehr, Olivia Bouler, Cole Rasenberger, Mason Perez, Ashton Stark, Severn Suzuki, Felix Finkbeiner

Sarà più facile poi come genitori e/o educatori a scuola dare dei pratici consigli per favorire e sviluppare ai più piccoli l’amore per il pianeta.
Ancora 8: 8 esempi, 8 modi per educare i bambini ad amare l’ambiente che li circonda (Dare il buon esempio, Vivere nel verde, Dove vanno plastica, carta e vetro?  Piccole responsabilità crescono, L’acqua è preziosa, Spegni la luce e accendi l’ambiente, Usa e getta No grazie, Imparare giocando).  

Naturalmente, prima o contestualmente, i nostri bimbi, i nostri ragazzi devono essere anche informati di un killer silenzioso nel mondo che procura 9 milioni di morti premature all’anno, i più colpiti proprio loro: l’inquinamento.
L’esposizione all’aria, all’acqua e al suolo contaminati uccide più persone di quanto facciano obesità, alcol, incidenti stradali e malnutrizione. 
bambini sono i più colpiti e affrontano i rischi più alti, perché vittime di malattie permanenti, disabilità e decessi che possono scaturire anche da brevi esposizioni alle sostanze chimiche inquinanti in utero e nella prima infanzia.
Che ne è del loro diritto a non essere inquinati?

Un accento particolare esploso nel Veneto solo ora, è la questione PFAS (problematica evidenziata dalla associazione CiLLSA cui sono iscritta fin dal 2013), il veleno invisibile che circola nelle acque dei rubinetti, dato da bere ai bambini nelle scuole.
I bambini sono i più esposti e i grandi se ne devono far carico.

L’ISDE (Associazione internazionale dei Medici per l’Ambiente) avverte:  
“ Per le sostanze tossiche e cancerogene, e Pfas sono tra queste, il valore nelle acque ad uso umano, come nelle altre matrici fondamentali per la vita, deve essere zero”.
 Isde ritiene che “…le istituzioni debbano intervenire per contrastare in ogni modo l’inquinamento ambientale e nella fattispecie per eliminare gli inquinanti già presenti nell’acqua ad uso potabile senza ammetterne di nuovi. Non si rende salubre e potabile l’acqua ope legis attraverso decreti regionali, leggi nazionali o direttive europee.
L’acqua è salubre e potabile quando non contiene sostanze tali da rappresentare un pericolo per la salute umana e quindi, nella fattispecie, non deve contenere nella maniera più assoluta alcun quantitativo di Pfas”. 

Allora?  
Siamo fatti di terra, di acqua, di aria.  E noi, educatori, dobbiamo muoverci a 360 °
La formazione anche a scuola sui temi dell'ambiente deve contribuire a sviluppare nei giovani il senso di partecipazione alla comunità attraverso lo strumento della cittadinanza positiva, comprendendo di appartenere ad un "mondo comune".
Non si può più fingere una astratta ‘neutralità’ della scuola, non intervenendo e non attivandosi nel territorio in cui si vive.

Suggerisco la proiezione di un film nelle  scuole di primo e secondo grado (medie e superiori), nel nostro martoriato Veneto, "Erin Brockovich, Forte come la verità", tratto da una storia vera, pellicola del 2000.
Erin Brockovich è un'attivista che si prende a cuore la vicenda di una intera cittadina le cui falde acquifere sono state inquinate da una grande compagnia causando tumori e altre gravi patologie nei residenti. 
 Sì,  ci sono degli stereotipi nel film, delle forzature   ma è un  film sul coraggio di lottare e qui da noi ne abbiamo bisogno.  

Come dice Papa Francesco nell'Enciclica Laudato si', la sfida urgente consiste nel proteggere la nostra casa comune e per farlo necessitiamo di una 'conversione ecologica globale' e, aggiungo io, necessitiamo di una cultura del rispetto della vita e della salute che impregni tutta la società.

DONATA ALBIERO                  1 dicembre 2017

Approfondimenti  

        NON E’ UNA BUONA SCUOLA SENZA L’EDUCAZIONE AMBIENTALE
      AULE A CIELO APERTO   
      MELA AVVELENATA ANCHE A SCUOLA?
     MERENDIAMO BENE A SCUOLA
      EDUCHIAMO I GIOVANI ALLA GIUSTIZIA CLIMATICA
http://donataalbiero.blogspot.it/2014/09/educare-i-giovani-alla-giustizia.html
       NON BRUCIAMO IL FUTURO 
http://donataalbiero.blogspot.it/2014/02/non-bruciamo-il-futuro.html
        IL DIRITTO DEL BAMBINO A NON ESSERE INQUINATO 









giovedì 26 ottobre 2017

I BAMBINI NON SANNO PIU’ GIOCARE ALL’APERTO



Bambini: l’80% non gioca più all’aperto


  Cento strade per giocare  
                                            https://www.youtube.com/watch?v=-CCxI2en0ZU


Capita, in un pomeriggio, aspettando a casa i tuoi nipotini, che ti salga la malinconia, quella per intenderci che ti porta lontano con i ricordi, ti fa tornare indietro con il tempo, a quand’eri bambina.

Inizi a ricordare quello che hai vissuto, a ricordare, con molta nostalgia, quelle giornate d’estate passate, da maschiaccio (come ti rimproveravano a casa), a correre con la bici, insieme agli amici senza distinzione di sessi, a sfrecciare nella strada in discesa con i pattini a rotelle.  E le cadute prese, le ginocchia sbucciate, le mani graffiate, a volte qualche punto di sutura, ma era bello, eri libera …
Ricordi quei pomeriggi indimenticabili a giocare a nascondino per la strada e tra le case in costruzione, quel cercare e l’essere cercata che non finiva mai, a volte, sempre all’aperto, il gioco del “campanon”, del fazzoletto, dell’alza bandiera, del girotondo, delle belle statuine, della mosca cieca; erano bei tempi, i tempi dei fioretti in chiesa a maggio e poi via a fare i giochi con gli amici, il gioco della cavallina, guardie e ladri. 
Erano i tempi del salto con la corda, delle partite di pallone in cui sfidavi i compagni e venivi schernita perché femmina.   
Erano i tempi in cui fatti i compiti (senza aiuti dalla famiglia) non ti fermavi mai, eri in continuo movimento, non ricordandoti l’ora del rientro a casa per la cena e magari tuo papà poi te le suonava.
Bei tempi!
Ora, mi guardo attorno e mi accorgo che non c’è più niente di tutto questo.
Non ci sono più le bambine e i bambini per strada, nemmeno i ragazzi e le ragazze che fanno le corse in bici, con i pattini, che giocano davanti casa, nelle piazze, nei quartieri, sui piazzali delle chiese e delle comunità. 
Dove sono, dove sono finiti?
I miei nipotini sono piccoli, di 4 e di 2 anni. Cosa faranno tra alcuni anni?

Eppure ci sono i ragazzi …
Sono seduti lì nella loro poltrona, davanti a un maxi televisore, magari stanno sfidando qualcuno che non conoscono nell’ultima guerra con la loro nuovissima consolle, stanno lì davanti a un pc, o con il cellulare, a chiattare con i loro amici piuttosto che starsene in strada. Li vedi supini, senza nervo, stanno lì chiusi tra quattro mura.
Oggi i ragazzi non giocano più come facevamo noi 40 / 50 anni fa.
E’ vero, i tempi sono cambiati, la tecnologia ci ha cambiati, il mondo è cambiato, la gente è cambiata, non lo nego. . .
Ma è triste andare nel parco giochi del paese e vedere che i ragazzi non sanno neppure arrampicarsi, vederli strillare per un ragnetto o un grillo.



















A costo di diventare noiosa e di intromettermi nell’educazione che spetta in primo luogo ai genitori dirò ai miei figli di insegnare ai loro piccoli, a cadere e a sbucciarsi le ginocchia, a non 
aver paura di un grillo, a correre in bici, a saltare, ad arrampicarsi e perché no a giocare fuori anche quando pioviggina e a bagnarsi le scarpe, a giocare a nascondino, a color color, a ruba bandiere. 

 Insegnare loro che è meglio affrontare i coetanei in strada che starsene a casa per paura … insomma, semplicemente, fare in modo che i loro figli imparino a muoversi, saltare, fare le capriole, giocare all’aperto perché oggi non lo sanno più fare, sanno usare il pc ma non sanno allacciarsi le scarpe.
Un bellissimo articolo di Massimo Fini su Il fatto quotidiano  riporta una ricerca di Sergio Dugnani, docente di Scienze del Movimento all’Università di Milano, che denuncia come in prima media due ragazzi su tre non siano in grado di fare una capriola.
Per Annalisa Zapelloni, decano dei docenti di educazione fisica romani, mancano in moltissimi giovani, non più bambini, la forza delle braccia e il senso dell’equilibrio. “Vedo ragazzini in difficoltà se chiedi loro di saltare a piedi pari una riga disegnata sul pavimento. Non sono disabili: semplicemente non l’hanno mai fatto”.

Ciò sarebbe dovuto alla scomparsa del “gioco di strada”. 
Che a sua volta è conseguenza delle strutture che hanno assunto le nostre città, grandi, medie, ma anche piccole, dove non ci sono più spazi liberi e non regolamentati.
E’ quanto verifico io.
Fini ricorda  i tempi in cui   “ ….  La strada era poi una scuola di vita, dove si imparava a conoscere gli altri e se stessi: la lealtà, la slealtà, il coraggioOggi i bambini e i ragazzini hanno perso quello spazio che noi avevamo in abbondanza. Al posto della campagna, che fino agli anni Cinquanta penetrava ancora nelle città, hanno il famigerato ‘verde’ che non si può toccare…”  

Altro  che divieti di tutti i tipi nelle città, nei condomini, nei parchi, nelle piazze contro i bambini.
Lanciamo, allora,  una sfida agli amministratori dei nostri comuni, chissà che non ne troviamo qualcuno intelligente
Pretendiamo che il comune dove viviamo protegga i bambini che giocano in strada, un comune che esponga, come è successo quest’anno in Trentino, nella piccola località della Val di Non, il cartello: 



"Attenzione, rallentare. In questo paese i bambini ancora giocano per strada”

Quello al gioco, a Sfruz (così si chiama il paesino), è ancora un diritto. Anche in mezzo alla strada, quando è tempo di giocare, in barba alla fretta degli adulti. 

Naturalmente , spazi e tempi vigilati. 



Perché non c’è dubbio, prima i diritti naturali dei bambini, poi la viabilità delle macchine. Non vi pare?  




Donata Albiero             26 ottobre 2017 
PS: Per la prima parte del mio post ho preso lo spunto  da un articolo, non meglio identificato in facebook che non riesco più a trovare . Mi era  piaciuto  perché mi ero  riconosciuta