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giovedì 26 settembre 2013

COME INSEGNARE A NON UCCIDERE LE FEMMINE

LA SCUOLA ITALIANA DEVE MUOVERSI 


Contro la violenza alle donne ...FLASH MOB ad Arzignano 
http://youtu.be/d1ea5w-guA0  









Liceo di Arzignano
8 marzo 2013 







Istituto Conciario di Arzignano
8 marzo 2013
Assemblea : campagna Unicef 
"No spose bambine "










A  40 anni dal testo della scrittrice italiana Elena Gianini Belotti, “Dalla parte delle bambine” (lo lessi mentre  attendevo la nascita di Michele, lo rilessi quando nacque Giulia e lo sto regalando ora al papà e alla mamma di Luna), il  futuro delle bambine, come  donne e persone, è ancora un tema che scotta.
Sì, perché  la tradizionale differenza di carattere tra maschio e femmina , tesi appoggiata da Elena Bellotti,  non è dovuta a fattori 'innati', bensì ai 'condizionamenti culturali' che l'individuo subisce nel corso del suo sviluppo.  

Rincara la dose Loredana Lipperini, giornalista,
scrittrice e conduttrice radiofonica italiana,  nel suo libro “Ancora dalla parte delle bambine”.
Oggi, le cose in fondo non sono cambiate per le bambine.
Non è certo l'approvazione del decreto Anti femminicidio del consiglio dei ministri , l'8  agosto,  a fare la differenza. Del resto come può farlo un decreto repressivo?  Non si parla di prevenzione,   Scuola - Formazione degli educatori - Libri di testo delle primarie - Educazione al genere, all’affettività, alla sessualità... da farsi subito.  
Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Le loro riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e fratelli. La pubblicità le dipinge come piccole cuoche. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni. Una docilità   oggi travestita da rampantismo,  una certezza di subordine che persiste.
 
L'operazione da compiere non è di formare le bambine a immagine e somiglianza dei maschi, ma di restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene.

 Il cambiamento è culturale.

 Lo scrive   Lorella Zanardo , l’ 8 maggio 2013, nel ‘il Fatto Quotidiano’ .

La  violenza di genere continuerà ad esistere fino a quando il rispetto della donna non sarà ben radicato nella nostra società. C’è bisogno di un’educazione al rispetto e all’uguaglianza che continua  ancora oggi a mancare.
Il cambio che auspichiamo è culturale, vogliamo un Paese realmente paritario dove anche per le donne sia valido quella bellissima parte del terzo articolo della Costituzione che ci ricorda come ognuno – e immagino ognuna – debba essere messa in grado di esprimere al meglio il proprio potenziale di persona. I luoghi idonei da cui iniziare il cambiamento sono i due più importanti agenti di socializzazione attivi nell’età formativa: i media e la scuola”


Dato il mio vissuto personale  e professionale , credo profondamente nell’influenza del percorso scolastico di ciascuno di noi.
 Quello che si studia nei banchi dalle elementari al liceo resta più o meno profondamente nella memoria, destinato a riaffiorare negli anni successivi.
Perciò’ ben venga il combattere la violenza di genere sui banchi di scuola.
E’ l’idea di Cristina Obber, collaboratrice di  Dol's, il sito delle donne on line, in libreria con “Non lo faccio più.  La violenza di genere raccontata da chi la subisce e da chi la infligge”: racconto di un viaggio lacerante ma anche ricco di speranza fuori e dentro il carcere.       

Scrive l’autrice nell’introduzione del libro ” Ho un figlio alla primaria e a volte mi chiedo che compagno sarà per le donne che incontrerà nella sua vita. Non credo che esistano i mostri, so che esistono gli esseri umani.… Cosa so fare? So ascoltare.
Posso cercare di avvicinarmi al maschile, posso ascoltarlo e condividere poi l’esperienza.
Non in un saggio, che esula dalle mie competenze, ma in una sorta di conversazione scritta sul tema, arricchita dalle osservazioni di chi conosce la violenza perché ci lavora accanto e dalla testimonianza diretta di chi il dolore se lo porta addosso.
Per raggiungere le ragazze ma soprattutto i ragazzi dai 16 ai 30 anni, perché è il maschile delle giovani generazioni che deve fermarsi a riflettere su cosa vuole per il proprio futuro, su quali sono le eredità da scrollarsi di dosso e quali le proprie qualità da esaltare senza paura.
E’ a loro che questo libro è dedicato e vorrei che il titolo, “Non lo faccio più”, fosse un grido da sussurrare dolcemente all’orecchio, un intento.”


Il libro è divenuto un progetto per le scuole: fare formazione negli istituti superiori e fornire supporto ai giovanissimi con un sito web (www.nonlofacciopiu.net) che vuole essere un luogo di ascolto per chi la violenza l’ha subìta o agita.

Invito gli assessorati  all’istruzione della nostra zona Arzignano Montecchio  e alle pari opportunità, a fare proprio tale progetto , a finanziarlo nelle scuole ; invito le scuole , i comitati studenteschi  a inserirlo nel pof
Per ogni gruppo di lavoro,  si parla  di come nasce la violenza, come si riconosce e quali percorsi ci porta ad affrontare, di quali sono i fraintendimenti e gli stereotipi che il linguaggio dei media ci restituisce e come questo influisce nelle nostre relazioni, ma soprattutto  si ascoltano   i ragazzi ,  le loro  riflessioni,  le loro e idee e le loro proposte.  
 Perché - è questo che mi convince del progetto- il presente e il domani se lo possano ridisegnare con le proprie forze e con le proprie idee, allontanandosi dalle contrapposizioni tra i sessi ed aprendo una strada fatta di complicità e attenzione reciproca.”                 

Devono  essere le ragazze e ragazzi insieme, a dirci come vogliono ridisegnare il proprio  presente e il proprio  futuro.

In tal senso, la  scuola italiana deve muoversi .
 Al contrario di Paesi come la Svezia dove la Pedagogia di genere è materia di studio obbligatoria per chi vuole diventare insegnante, non prevede nulla che educhi a diventare donne e uomini consapevoli.
È invece diffusa una finta neutralità, una neutralità che in pratica legittima la persistenza di molti stereotipi per altro messi in ridicolo dai bambini stessi, se solo viene data loro la possibilità di farlo.

 E i genitori ?   http://www.impariascuola.it/    
"Impariamo a guardare la televisione e la pubblicità con i nostri figli", 
suggerisce Barbara Mapelli, docente di Pedagogia delle differenze di genere all’Università degli Studi di Milano che ha attivato nel progetto ImPARIaSCUOLA ,  un percorso di riflessione soprattutto con i genitori delle elementari.
 “ Impariamo a usare, a casa come a scuola, la doppia desinenza: per loro è un gioco che per altro, si è scoperto, alza pure il livello di attenzione. Il rischio maggiore infatti è quello che le bambine facciano propri falsi modelli di emancipazione o una femminilità esasperata e ridicola».


Un appello  alle docenti donne  è lanciato da Graziella Priulla , sociologa della comunicazione e della cultura 
"Gli stereotipi di mascolinità e femminilità (.) sono radicati nella cultura diffusa e vengono trasmessi quasi per inerzia dalle agenzie di socializzazione, famiglia compresa".
 E aggiunge
 "nelle istituzioni si continua ad assumere che contenuti e metodi della formazione siano neutri". … La nostra scuola è tra le più femminilizzate d'Europa, con una percentuale di donne che ormai supera l'80 per cento del corpo docente, ma non è accaduto - salvo poche eccezioni - che le insegnanti si facessero coralmente carico di una cultura più attenta alle differenze di genere. Questo manuale si rivolge a loro: alle studentesse e agli studenti delle scuole superiori, e alle docenti che vogliono tener conto della dimensione del genere nella programmazione didattica".
È  un cambio di prospettiva. Non serve delegare  a qualcuno che venga  da «fuori» a fare una tantum un corso di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e il rispetto di genere nelle scuole.
È l'educazione che si impartisce quotidianamente in classe e tra i corridoi, in modo consapevolmente e professionalmente indirizzato, l'unica azione che può cambiare le cose … 
Basta crederci e essere per davvero … " Dalla parte delle bambine”




Mi si permetta pure, per inciso, una considerazione che mi sta a cuore: 
combattere gli stereotipi  di genere vuol dire affermare i diritti di ogni persona in quanto tale, valorizzando ogni diversità come ricchezza, quindi
contrastare l'Omofobia

Si tratta di   atti  di civiltà e di educazione.
A poco servono, infatti, le leggi ad hoc se alla base non c'è un cambiamento
culturale. La scuola deve educare alla Non Violenza, alla Non Discriminazione, alla solidarietà, al rispetto della persona, all’affermazione della pari dignità sociale. Solo così potremo far 'sentire' i ragazzi ( maschi o femmine che siano) liberi, veri, unici. 

 Basta crederci...  

Donata Albiero                         26 settembre 2013

  APPENDICE
 Un manuale contro gli stereotipi di genere
"C'è differenza" (Franco Angeli), di Graziella Priulla.

Ha  l'ambizione di porsi come "manuale di educazione di genere". Vuole favorire una riflessione sugli stereotipi presenti nella comunicazione per sviluppare nuove modalità che contribuiscano a creare nelle giovani generazioni identità positive e paritarie.
Intervista all’autrice http://giulia.globalist.it/Detail_News_Display?ID=57982&typeb=0&Un-manuale-contro-gli-stereotipi-di-genere












Un murale video contro la violenza di genere
Benedetta Michelangeli
http://benedettamichelangeli.wordpress.com/2013/05/29/no-al-femminicidio-3/
















Un libro e un video sulla mercificazione della donna nella  stampa  
Lorella Zanardo  Intervista “Il corpo delle donne”      http://youtu.be/fub2gepaZPI
                             Video    “ Il corpo delle donne “         http://youtu.be/Syg2kGzzXpI

 Una analisi di libri di testo alla scuola primaria   
Irene BiemmiEducazione sessista , stereotipi di genere nei libri delle elementari"

Quando nasce la discriminazione tra i sessi nel nostro Paese?
Quando uomini e donne entrano nel mercato del lavoro, nella politica e nella società civile, scoprendo che esistono a volte due pesi e due misure nei processi di selezione, o molto prima, sui banchi di scuola?          
 “Alle elementari” è l’amara risposta che emerge dallo studio di Irene Biemmi.                
 La  ricercatrice universitaria,  ha analizzato dieci manuali per le scuole primarie , offrendo  ai maestri e maestre, educatori e educatrici, un kit di strumenti i utili a decostruire il fondamento sessista su cui si fondano i saperi trasmessi a scuola, per attivare  una lettura critica da par te dei propri studenti.
Intervista  http://it.finance.yahoo.com/notizie/educazione-sessista-discriminazione-genere-182414157.html




 La riflessione di una  scout dodicenne sulla  questione femminile e violenza contro le donne
Catania possibile    anno 3 n 42 giugno 2013   Cittadinanza attiva
Non possiamo più stare ferme, dobbiamo combattere.

E' vero, noi siamo diverse dagli uomini. Siamo migliori, abbiamo un modo di pensare migliore, un modo di vivere migliore. E solo il tipo di vita che possiamo avere che ci rende inferiori agli uomini. La questione femminile diventa un fatto pubblico quando le donne occidentali iniziano a prendere coscienza della propria condizione e iniziano a protestare, rivendicare, proclamare i loro diritti, il primo dei quali è quello di non essere seconde all'uomo quanto, piuttosto, parí.
Parecchia ignoranza ha portato uomini all'intolleranza verso le donne, prendendo addirittura la forma del femminicidio. Nel 2012 sono state oltre I00 le donne uccise in ltalia e questo solo all'inizio dell'anno.
La causa principale è quella del "malamore" ovvero I'amore criminale. ln ltalia una donna su tre tra i I 6 e i l0 anni è stata vittima nella sua vita dell'aggressività di un uomo. 6 milionie743mila quelle che hanno subito violenza fisica o sessuale. Ma vogliamo veramente che nella nostra Italia ci sia uno sterminio di donne?
ll nostro paese si dovrebbe distinguere per i modi in cui cerca e sceglie  di combattere la violenza alle donne! Non bisogna avere paura.
La parità di genere non implica che donne e uomini siano uguali, ma che abbiano pari valore e che quindi debbano rícevere parità di trattamento.
La parità di genere non è solo un problema pei le donne. Gli uomini ad esempio sono spesso
esposti a pressioni per essere i "maschi", non devono mostrare alcuna debolezza, anzi, nella comune concezione di mascolinità, devono tendere alla violenza.
 Nell'ambito dello scautismo, un esempio positivo è il guidismo, nato in un periodo di nascente affermazione del ruolo delle donne e che ancora oggi ha lo scopo di emancipare le ragazze rendendole forti e sicure delle proprie potenzialità.
Le donne sono la chiave di volta e violenza contro le donne
Le donne sono la chiave di volta dello sviluppo dei popoli, della civiltà e di questo pianeta. 
E allora è bene che ci entri bene in testa: se vogliamo un mondo giusto dobbiamo trattare le donne con giustizia”.
Teresa F.    AGESCI Catania 

Bando nazionale per le scuole di ogni ordine e grado.     Edizione 2013/2014
Sulle vie della parità
 Premessa
Il concorso indetto da Toponomastica femminile e FNISM, e rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, agli atenei e agli enti di formazione, è finalizzato a riscoprire e valorizzare il contributo offerto dalle donne alla costruzione della società.
Attraverso attività di ricerca-azione si vogliono individuare e descrivere itinerari di genere femminile in grado di riportare alla luce le tracce delle presenze femminili nella storia e nella cultura del Paese.
La proposta progettuale va ad innestarsi su un lavoro più ampio che i gruppi concorrenti potranno condurre:
- attraverso la ricerca storica, individuando donne che si siano distinte per le loro azioni, per l’attività letteraria, artistica e scientifica, per l’impegno umanitario e sociale  o per altri meriti che gli/le studenti riterranno significativi nel territorio di riferimento;
- a livello geografico e urbanistico, a partire dall’osservazione della regione, della città, del quartiere e delle sue strade, dalla ricostruzione e dallo studio delle dinamiche del loro sviluppo;
- riflettendo sulle ragioni delle intitolazioni presenti e su quelle di tante esclusioni o assenze femminili.
Le/gli studenti impegnate/i nel lavoro di ricerca-studio saranno stimolate/i a sviluppare il loro lavoro in modo autonomo e responsabile, collaborando e partecipando alla vita sociale nel rispetto dei valori dell’inclusione e dell’integrazione.
La conoscenza delle intitolazioni e la riflessione sulle molte assenze femminili permetterà di sviluppare forme di cittadinanza attiva, stimolando la partecipazione alle scelte di chi amministra la città.
L’apprendimento sarà prevalentemente incentrato sull’esperienza diretta, il cooperative learning, le attività di gruppo alternate ad attività individuali. Inoltre il metodo biografico costituirà un altro aspetto fondamentale delle scelte metodologiche e didattiche adottate. Il valore della biografia risiede nel nesso tra un evento generale e l’esperienza del singolo, la cui identità di genere determina sempre le forme di partecipazione ed elaborazione della Storia.
La vita e le scelte delle donne di rilievo, quindi, possono divenire modelli di valore e di differenza sui quali riflettere e ai quali attingere nell’opera complessa della costruzione dell’identità maschile e femminile.
La conoscenza e la consapevolezza, l’attenzione e il rispetto per le differenze, lo sviluppo di un pensiero critico verso modelli maschili e femminili stereotipati, omologanti e conformisti sono momenti fondamentali della formazione di cittadine e cittadini responsabili.
L’incontro e il confronto intergenerazionale consente, infine, di riflettere sul valore delle conquiste fatte dalle donne delle generazioni precedenti e sulla necessità di tutelarle e valorizzarle. Le giovani donne e i giovani uomini dimenticano (o non sanno) che la cittadinanza femminile, asimmetrica per millenni, è una recente conquista e che, anche dopo avere ottenuto il diritto al voto nel 1946, le donne italiane rimasero sottoposte alla patria potestà senza poter accedere a molti ruoli della Pubblica Amministrazione.
Questa disparità mai colmata, nonostante il richiamo della nostra Costituzione, pone la necessità di recuperare la memoria delle battaglie delle donne delle altre generazioni, sia attraverso i segni che esse hanno lasciato nelle trasformazioni, sia attraverso i non-segni della cancellazione della memoria, anche toponomastica.
La toponomastica offre anche opportunità didattiche di integrazione interdisciplinari.
Docenti di Italiano, Storia, Geografia, Matematica, Scienze, Arte, Lingue straniere, Comunicazione vengono invitate/i a guidare alunni/e nella ricerca di nomi e di storie delle donne che si sono distinte nel campo della cultura, dell’impegno sociale e nel mondo del lavoro, degli studi scientifici e matematici, dell’impresa e della politica.

 Regolamento
Ciascuna classe, o gruppo di lavoro, individuerà un percorso con l’intento di riposizionare le donne nel contesto storico e culturale del territorio in cui si trova la scuola, che abbia come filo conduttore le strade e ogni altra testimonianza o ricordo della presenza femminile significativa nel territorio. La pratica di favorire una tipologia di insegnamento che preveda la sensibilizzazione e la partecipazione concreta di allieve e allievi di scuole secondarie alla creazione dei percorsi favorisce un apprendimento diretto.
Il gruppo elaborerà il percorso e individuerà, all’interno di esso, uno spazio pubblico (strada, giardino, rotonda, biblioteca…), che non abbia ancora una propria precipua e singolare intestazione (es. traversa, biblioteca comunale, vico, giardino pubblico…), da intitolare a una figura femminile particolarmente meritevole.
La proposta sarà accompagnata da repertorio iconografico che consenta di individuare lo spazio prescelto.
Ogni gruppo potrà partecipare a una o più delle seguenti sezioni:
A.  Sezione letteraria
testo narrativo dell’itinerario (max. 10.000 battute) accompagnato da supporto fotografico e didascalico del percorso e dell’area scelta per l’intitolazione. Si richiedono da 5 a 10 foto (formato cm 20x30 – 300 dpi) con relativa didascalia (max 500 battute ognuna).
B.  Sezione digitale (a scelta una delle seguenti modalità)
1. Presentazione in Power Point – da 10 a 15 slide/immagine – accompagnata da altrettante didascalie esplicative esterne alla presentazione (max 500 battute ognuna);
2. video di durata da 3 a 5 minuti, in qualsiasi standard tecnico (inclusi smartphone);
3. ipertesti o e-book liberi.
C. Sezione artistica
Tecniche libere, incluse scrapbooking, carnet de voyage, kamishibai…
Da 5 a 10 tavole – accompagnate da altrettante didascalie esplicative esterne alla presentazione (max 500 battute ognuna).
D. Comunicazione e design
Progetto di comunicazione di un evento nel territorio, sia circoscritto che diffuso, con studio degli elementi relativi: immagine coordinata, segnaletica, pannellatura espositiva, promozione su media classici e new media, infografica.
La/il docente referente sintetizzerà l’attività didattica svolta in una breve relazione (entro le 3.000 battute), indicando tempi, luoghi, modalità e dinamiche della ricerca e della realizzazione.
La scuola/ateneo/ente di formazione invierà i lavori completi e la relazione docente all’indirizzo mail toponomasticafemminileconcorsi@gmail.com – e nel caso della sezione artistica all’indirizzo postale comunicato da ogni specifico ambito territoriale – entro l’8 marzo 2014.
Scoprire il territorio, valorizzarne le sue donne, scrivere di loro e intrecciare ricerche di rete tra studenti/docenti/movimenti/gruppi di lavoro informali, resta una delle principali finalità del Concorso; per questo motivo, articoli e percorsi scritti da studenti, e rivisti e firmati da docenti, avranno pubblica visibilità sul sito www.toponomasticafemminile.it
Studenti e docenti riceveranno l’attestato di partecipazione rilasciato da FNISM (Federazione Nazionale Insegnanti - Associazione Professionale Qualificata per la Formazione Docenti D.M.1772000 Prot. N.2382/L/3-23052002).
I migliori lavori, firmati da entrambi i soggetti, verranno pubblicati in volume o esposti in mostra.
Una giuria scelta dal Comitato organizzatore valuterà i lavori pervenuti e selezionerà una proposta per ognuna delle quattro sezioni.
I gruppi e/o le classi vincitrici riceveranno una targa di merito e l’invito a presenziare alla cerimonia ufficiale di intitolazione dello spazio indicato; a docenti referenti e scuole/facoltà/centri di formazione delle suddette classi verrà consegnato il volume Sulle vie della parità.
Premi aggiuntivi potranno essere definiti dalle singole realtà territoriali.
Roma, 26 luglio 2013

Maria Pia Ercolini Referente nazionale Toponomastica femminile
Pina Arena           Referente didattica Toponomastica femminile
Gigliola Corduas  Presidente FNISM - Federazione Nazionale Insegnanti

Una proposta di legge

Iniziativa delle deputate Celeste Costantino e Titti Di Salvo


ARTICOLO
http://d.repubblica.it/famiglia/2013/09/30/news/adolescenti_stereotipi_di_genere-1826120/?ref=fbpd

        

3 commenti:

  1. Grazie per la pubblicazione dell'intervento articolo di Teresa Fazio già apparso in versione completa su Catania possibile periodico Catanese di politica e fatti sociali. Come operatore e artista di cultura e teatro per l'infanzia condivido il percorso culturale esposto in questo blog sul femminicidio e non sottovaluterei a tal proposito la parte finale, assente nella vostra comunque puntuale citazione, laddove Teresa annota con arguzia la condizione degli uomini, e in particolare dei ragazzi che culturalmente sono esposti ad atteggiamenti, spesso forzati, di mascolinità di stampo o memoria fascista, laddove il maschio deve per forza dimostrare la sua virilità attraverso atteggiamenti per un bambino estranei e fuorvianti. Cominciare dai bambini per combattere questa tendenza significa progettare un mondo dove tutti hanno cittadinanza e dove il senso civico della vita conduce alla partecipazione e alla condivisione piuttosto che agli egoismi e all'esclusione.
    Francesco Fazio direttore artistico Tatro Manomagia di Catania
    www.manomagia.it

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  2. Stereotipi di genere: parlano gli adolescenti

    Le autrici da me riportate parlano anche degli adolescenti e dei maschi adolescenti . Poi , se si vuole approfondire, una ricerca di UDI condotta tra adolescenti sugli stereotipi di genere rivela una concezione ancora patriarcale dei rapporti tra uomo e donna. Ma emergono anche solitudine e paura del giudizio degli altri. Un piccolo spaccato verosimile del pensiero di una generazione
    di Sara Ficocelli

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