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lunedì 17 aprile 2017

CANTA CHE TI PASSA!

Quando la gente cantava spensieratamente




Si lamentava Mario Rigoni Stern  "50 anni fa si sentiva la gente cantare. Cantava il falegname, il contadino, l'operaio, quello che va in bicicletta, il panettiere. Oggi hanno smesso. La gente non canta più e non racconta più”

Verisssimo, io cinquant’anni fa c’ero; ero una bimba birichina e ricordo bene che tantissima gente cantava anche mentre lavorava. Mio padre fischiettava radendosi la barba e montando in sella alla sua bici per andare a lavorare nella sua botteguccia di artigiano; mia sorella, più grande di me di 14 anni, cantava a squarciagola chiusa in camera sua di sabato mattina a fare le pulizie della stanza. 
Cantava, stonando terribilmente, mio fratello grande, in macchina.

Ricordo persino il postino per strada che fischiettava aspettando che qualcuno scendesse a firmare la raccomandata.
Le persone, mezzo secolo fa, evidentemente, non si preoccupavano del giudizio altrui e davano libero sfogo alle proprie emozioni, con un candore scomparso.
A dir la verità cantavo anch’io da bambina: le canzoni della chiesa, degli scout, canzoni imparate a scuola e lo facevo a casa, a scuola, nel cortile, in bicicletta.   

Smisi per sempre inspiegabilmente a 16 anni …

Che dire?
 Tutto è cambiato da allora: una volta abitavamo nei cortili dove tutte le famiglie diventavano quasi un'unica famiglia, oggi non conosciamo neanche il vicino di casa; la gente per strada si salutava con piacere, oggi incontri qualcuno e subito sparla di altri; i bambini giocavano in piazza o nei prati (allora c'erano) e non davano fastidio a nessuno, oggi in casa danno problemi a quelli sotto o sopra, fuori non ci sono spazi....
Sono migliorate certamente le condizioni di vita, ma purtroppo sono peggiorate le persone e le relazioni
Adesso è raro per non dire improbabile sentire cantare qualcuno sul posto di lavoro. Al massimo, si canta nei locali karaoke. Credo si sia persa persino l’abitudine di canticchiare o fischiettare in bagno, mentre ci si fa la barba.
 Cosa è successo?  Forse cinquant’anni fa eravamo più poveri e meno evoluti di oggi, ma certamente eravamo più contenti?  
Perché abbiamo smesso di cantare e quasi ci vergogniamo di farlo? Perché ho smesso anch’io?

Forse non cantiamo più perché siamo tristi, avviliti, amareggiati, appesantiti da delusioni e preoccupazioni da cui non sappiamo distaccarci?
Mio marito canta e fischia ancora; dice che lo rilassa e lo fa senza problemi.
 E allora mi associo a quanto fa mio marito e a quanto scrive Giuseppe Bresciani:   “Da oggi voglio convertirmi alla religione della spensieratezza perduta….  È una buona ragione per mettermi a canticchiare”. 

Tanto pe cantà, come ci ricorda il brano scanzonato di Petrolini ripreso fra gli altri da Alberto Sordi, Nino Manfredi, Lando Fiorini, Gabriella Ferri e Gigi Proietti. Vi ricordate cosa dice?
 “Se po’ cantà pure senza voce, basta ‘a salute, quanno c’è ‘a salute c'è tutto.”
 Di questi tempi, godere di una buona salute è un motivo più che sufficiente per imitare i falegnami, i contadini, gli operai e i panettieri di una volta.

Mi ritorna in mente “Canta che ti passa”…

Per questo motivo è doveroso che io canti e non smetta di raccontare.

Fatelo anche voi  







Donata Albiero 

TANTO 'PE CANTA'
E' una canzone senza titolo
tanto 'pe cantà, 'pe fà qualche cosa
nun è "gnente de straordinario
è roba del paese nostro
che se po' cantà pure senza voce
basta 'a salute
quanno c'è 'a salute c'è tutto
basta 'a salute e un par de scarpe nove
poi girà tutto 'er monno
e m'accompagno da me!

'Pe fà la vita meno amara
me sò comprato 'sta chitara
e quanno er sole scenne e more
me sento 'n'core cantatore
la voce è poca ma intonata
nun serve a fà 'na serenata
ma solamente 'a fà in maniera
de farme 'nsogno a primma sera.
Tanto 'pe cantà
pecchè me sento 'n' friccico ner core
tanto 'pe sognà
perché ner petto me ce naschi un' fiore
fiore de lillà
che m'ariporti verso er primo amore
che sospirava alle canzone mie
e m'arintontoniva de buscie.
Canzoni belle e appassionate
che Roma mia m'aricordate
cantate solo 'pe dispetto
ma 'cò 'na smania dentro ar petto
io nun ve canto a voce piena
ma tutta l'anima è serena
e quanno er cielo se scolora
de me nessuna se 'nn'amora.
Tanto 'pe cantà
pecchè me sento 'n' friccico ner core
tanto 'pe sognà
perché ner petto me ce naschi un' fiore
fiore de lillà
che m'ariporti verso er primo amore
che sospirava alle canzoni mie
e m'arintontoniva de bucie.
Tanto 'pe cantà
pecchè me sento 'n' friccico ner core
tanto 'pe sognà
perché ner petto me ce naschi 'n' fiore
fiore de lillà
che m'ariporti verso er primo amore
che sospirava alle canzoni mie
e m'arintontoniva de bucie.

venerdì 7 aprile 2017

ARRUOLAMENTO DEI BAMBINI O CITTADINANZA ATTIVA?

«Dobbiamo protestare contro coloro che violentano la natura, che deturpano i paesaggi, che speculano sulle bellezze della terra».                                  

                                        Don Tonino Bello

No tap, la protesta in Salento: "Difendiamo la terra"   https://youtu.be/vI2iy37uw-g

Sono una cittadina attiva e lotto quotidianamente per la salvaguardia della salute dei cittadini nel territorio dove abito, martoriato dall’inquinamento e dal malaffare . 

                        

  Non ci risparmiano nulla lor signori: acqua avvelenata, suolo contaminato, aria inquinata, speculazioni edilizie. Stiamo proprio in questi mesi, comitati, associazioni, liberi cittadini, movimenti, preparando una grande manifestazione pubblica coinvolgendo le mamme, i loro bambini, i ragazzi delle scuole, contro quello che definiamo un disastro ambientale: l’acqua avvelenata delle falde, che continuiamo a bere dai rubinetti (PFAS).

 Informiamo prima di tutto i nostri bambini (figli, nipoti, scolari) e li mobilitiamo responsabilmente.  

La  sfida del territorio è enorme, richiede una risposta urgente da tutte le generazioni e i bambini, che erediteranno la terra, sono le ultime persone che dovrebbero essere escluse
Questa convinzione - il protagonismo dei bambini e ragazzi - ha dettato sempre le mie azioni a scuola (sono stata per 30 anni dirigente scolastica).  Ho infatti utilizzato dal punto di vista educativo, la pratica del coinvolgimento attivo dei bambini, ragazzi spingendoli a capire che la democrazia e la salvaguardia dei diritti universali di ogni persona si sviluppano  con le azioni quotidiane (Nell’ atrio della scuola era visibile il motto “La libertà non è star sopra un albero”…) La scuola, per l’impegno profuso in tal senso ha ottenuto il riconoscimento dall’Unicef e quello del prefetto di Vicenza 
Ovvia la mia adesione alle proteste dei cittadini in Puglia contro il TAP, il gasdotto trans-adriatico.
Mi ha quindi colpito la polemica sorta per la presenza di bambini alle manifestazioni.
 Eraldo Affinati, su Repubblica, ha pontificato
“Questa protesta in formato famiglia, prima ancora degli ulivi espiantati, chiama in causa i bambini più piccoli, coinvolti in un’impresa che non avrebbe dovuto riguardarli. Essere responsabili del principio di umanità che rappresentano vuol dire prendersi in carico la loro coscienza in via di formazione: custodirla, non esporla; proteggerla, non bruciarla, guidarla, non soffocarla.”

E’ la solita visione a cui mi sono abituata confrontandomi con la gente, della politica come una cosa sporca, a cui non bisogna esporre l’innocenza infantile
La replica la lascio alla maestra Rosaria Gasparro e al suo post “Il potere educativo “a cui rimando
Cosa allora riguarda i bambini e le bambine? Può essere il portare i propri figli con sé nei luoghi in cui si è nati, dove si è cresciuti, in quei luoghi che riguardano tutti in un tempo che ci comprende senza differenze di età, un atto irresponsabile di povertà educativa?


La responsabilità “del principio di umanità che rappresentano” non vale sempre?                        
  Quando scegliamo di portarli in chiesa, di portarli allo stadio, di educarli ad essere tifosi, campioni o principesse di qualcosa, quando passiamo le domeniche nei centri commerciali, quando scegliamo come vestirli, cosa devono mangiare, che scuola devono frequentare, chi saranno i loro amici, quando gli compriamo il tablet di ultima generazione; quando li guidiamo nelle religioni che noi abbiamo  scelto, confessionali o di consumo, con le loro liturgie e le loro parate, mentre indirizziamo non soffochiamo e non ‘bruciamo’ la loro formazione con la nostra visione della vita, povera o ricca che sia?  
Portare i propri figli nella natura, in un bosco, su una spiaggia, in una oasi protetta, su un sentiero di campagna per educarli alla bellezza, al sacro qui e ora, per difendere insieme gli alberi… non rientra nelle libertà educative dei genitori, non costruisce una pratica di comunità, di legami, di educazione all’impegno, un patrimonio condiviso di valori? …                                          Una educazione alla cittadinanza che insegna ad esprimere apertamente le proprie convinzioni, il proprio sentimento di appartenenza. Che a volte, come in questo caso, difende e si oppone, si fa protesta di pace, di 86 sindaci su 99 e di migliaia di comuni cittadini, si fa etica laddove tutto è denaro"
Condivido perbacco
Si educa con l’esempio più che con le belle teorie; la cittadinanza si fa e si da’. 
I genitori che portano i figli anche piccoli a una manifestazione che loro pensano giusta non indottrinano e non caricano di nessuna responsabilità, semplicemente indicano una strada, un atteggiamento, un dovere. Il bambino portato alla manifestazione contro il gasdotto in Puglia, non subisce una strumentalizzazione...  Quel bambino da grande sarà libero, e quasi sicuramente sarà un adulto che
si  ricorderà che i suoi genitori volevano bene al territorio e difficilmente sopporterà un'ingiustizia. 
Buoni cittadini e cittadini critici si diventa con l'esempio.
E poi  mi chiedo:   
 Perchè non si levano voci contro alcune trasmissioni televisive dove ai bambini protagonisti viene scippata l'infanzia? 
Nessuna rilevazione alla pubblicità manipolatrice che si rivolge direttamente ai bambini?
 Nessun divieto di ingresso ai centri commerciali dove la merce è esposta in modo suadente ad altezza di bambini, intesi come consumatori?  

E allora, finiamola con la storia della strumentalizzazione dei bambini quando serve ai poteri forti. In ballo c'è il loro futuro, è indispensabile che siano coinvolti.  

Le coscienze si formano. 

Noi siamo quello che facciamo (Suzuki di 12 anni ha dato l’esempio ai suoi coetanei “  sto lottando per il mio futuro….sono a qui a parlare a nome delle generazioni future”
Ogni ragazzo attivamente deve difendere i diritti umani universali con le sue azioni quotidiane
Ogni minore ha il diritto di non essere inquinato e lo deve sapere  


I bambini imparano quello che vivono, e da adulti vivono quello che hanno imparato.

Perciò amo ripetere, in tutte le occasioni di dibattito con gli stessi ragazzi, che la democrazia non si astiene mai  e che quando ne va del loro futuro, se esso è in pericolo,  “Ribellarsi e’ giusto

Ben venga, dunque, la manifestazione pacifica dei bambini insieme ai loro genitori, ai loro insegnanti, ai loro sindaci per la difesa del territorio  in ogni parte dell'Italia : non si vendono i valori dell'Uomo per gli interessi dei   mercati e delle multinazionali o dei soliti affaristi .

Donata Albiero