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sabato 30 gennaio 2016

SCUOLA D’INFANZIA, FIGLIA DI UN DIO MINORE?


Convegno sul futuro della scuola d'infanzia pubblica


            Scuole infanzia scatta l'orgoglio              https://youtu.be/AQWucKOq37s
L'appello di Ferdinando Imposimato               https://youtu.be/UoXamr2OU9c


Un confronto acceso tra docenti operatori esperti politici e sindacalisti

E’ stato un piacere per me avere l’opportunità nel convegno nazionale “SCUOLA DELL’INFANZIA : IERI , OGGI MA DOMANI?” tenutosi a Venezia il 29 gennaio 2016  di portare la mia testimonianza di vita vissuta dalla parte della scuola dell’infanzia pubblica (statale). Era un debito di riconoscenza professionale che dovevo a questa scuola, come dirigente scolastica. 

   Il titolo del convegno era eloquente.  Quale futuro a tale scuola ci riserva la legge 107/2015?
Avevo già scritto un post critico sul “Sistema integrato da 0 a sei anni”, argomento della giornata

Guidare la scuola dell’infanzia pubblica (statale), non era passato invano
Amavo sempre ripetere allora che tale scuola (le fondamenta del sistema scolastico) era talmente complessa per le
variabili di cui doveva tener presente nell’essere organo dello Stato, non certo servizio assistenziale alle famiglie, che chi l’avesse diretta sarebbe stato in grado di coordinare, senza problemi, altri ordini di scuola portando l’esperienza acquisita.  
Io l’ho verificato di persona quando sono poi mi sono trasferita ad Arzignano, dirigente di scuola media e di CTP.   



Non era facile riassumere la ricchezza e la qualità delle esperienze sul campo, il modello pedagogico e organizzativo di riferimento.

Ho cercato di fare da cantastorie, raccontando un mondo di relazioni professionali e umane, sintetizzate nella copertina di un opuscolo dedicato al primo circolo di Montecchio Maggiore nel 2002
 La scuola del benessere - L’esperienza di dieci anni in campo educativo”  
“Un circolo non è un assemblato di plessi scolastici indipendenti e separati, non è una sommatoria di organici, attrezzature,
spazi e risorse; un circolo ha la sua storia culturale sociale, il suo vissuto professionale, la sua identità precisa che è fatta di clima, di esperienze, di lavoro unitario e collegiale dei professionisti, di impegno educativo e didattico nei confronti degli alunni “      



 Montecchio Maggiore: fu amore a prima vista il mio incontro  con quattro scuole d’infanzia statali;  insieme realizzammo le più  importanti sperimentazioni nazionali e europee (un decennio fino agli anni 2000 )   

Ponevamo al centro della nostra attenzione esclusivamente il bambino e la sua crescita, ogni bambino /alunno affidato alla nostra scuola.  
Ci tenevamo a salvaguardare la specificità della scuola dell’infanzia e a fugare ogni proponimento di genitori che intendevano questo ambito scolastico come un luogo di parcheggio dei propri figli.   

La cultura organizzativa avveniva rigorosamente attraverso tre fattori di qualità: la collegialità delle scelte, la verificabilità dei risultati,  la formalizzazione, come memoria collettiva delle esperienze riutilizzabili.  Si intrecciavano le varie innovazioni e sperimentazioni non come sommatoria di iniziative ma come unico progetto   formativo sul BENESSERE che ha dato una identità precisa alle scuole d’infanzia statali di Montecchio Maggiore.
   
Penso ai vari progetti a valenza nazionale quando non europea: Educazione affettiva sessuale,  Ascanio, Hocus e Lotus , Arcobaleno ,  Valutazione  della qualità delle prestazioni individuali professionali,  Monitoraggio ministeriale dell’autonomia scolastica  
Penso a come avveniva l’analisi dei risultati: per verificare la qualità scolastica si univano e intrecciavano l’autovalutazione (interna) e la valutazione (esterna)
Non si accusi la scuola pubblica di essere autoreferenziale    

Fu degli anni ’90 la  conoscenza del grande  ispettore Sergio Neri che tanto sapeva spendersi per valorizzare la scuola dell’infanzia e tanto aveva a cuore la formazione degli insegnanti . Ci allargò gli  orizzonti . Ci insegnò con amore a coniugare l’idea di bambino con quella di cittadino, ad aprire la scuola dell’infanzia al ...  mondo.
Non è stato un caso se in quegli anni intrecciammo rapporti, scambi di disegni e di esperienze con scuole dell’infanzia di Passau, con la scuola speciale di Bad Reichenhall (ospitante bambini e ragazzi dai 3 ai 17 anni) per un confronto di realtà scolastiche diverse, con particolare attenzione alle modalità di intervento nelle situazioni di svantaggio e di disabilità.

Furono le prime pillole educative sulla cittadinanza attiva
   
Vissuti indimenticabili che mi arricchirono e che nell’ultimo decennio della mia dirigenza alla scuola media Giuriolo di Arzignano trasferii ad altri ragazzi, ad altri docenti, stimolando percorsi di cittadinanza attiva che si conclusero con la premiazione della scuola da parte del prefetto di VI e con l’attestazione dell’UNICEF di Scuola Amica dei bambini e ragazzi.

La storia non si azzera.   

       Certo,  la qualità non nasce a caso.
La formazione di tutti i docenti della scuola (io inclusa con loro) era un fatto vitale e quotidiano; eravamo alla ricerca costante del sapere, saper fare, saper essere.   Fu la formazione continua la base di ogni cambiamento, di ogni innovazione e della conduzione dei nostri laboratori (psicomotricità, lettura, manualità, teatro). Partivamo a scuola  dagli studi teorici sulle teorie
dell’apprendimento che abbracciavano Piaget, Bruner, Gardner,  per la teoria della comunicazione Rogers, per la pedagogia Frabboni ;  seguivamo la metodologia didattica di scuola attiva, laboratoriale e di ricerca traendo spunto da Montessori, Agazzi ;  ci affidavamo per i  laboratori creativi a  Roberto Pittarello dopo aver studiato Munari ; per la psicomotricità a Sonia Compostella che collaborava  con Bernard Aucouturier ideatore della Pratica Psicomotoria ; ci guidava il  format narrativo ed emozionale  di Veglia; ci ispirava il concetto di valutazione della scuola  di David Hopkins.                                                                                                                                    
Senza la passione delle insegnanti, a Montecchio l’istituzione della prima infanzia non si sarebbe guadagnata la considerazione esterna di vera scuola dotata di una dignità propria Grazie al patrimonio di tale scuola dell’infanzia pubblica a Montecchio ,  che ha posto l’accento sulla sua  dignità di vera scuola gratuita e per tutti (art 3 costituzione) ,  totalmente integrata all’interno del sistema scolastico statale nazionale 3-14-anni , con standard di qualità elevati, sono diventata convinta sostenitrice delle generalizzazione e obbligatorietà della scuola d’infanzia PUBBLICA almeno nell’ultimo anno (5 anni) .

Che dire della situazione di oggi?   

Ciò che facevamo allora risplende in tutta la sua attualità.                                         
  Era una scuola dialettica, la nostra, che interloquiva con la società
   “Non uno di meno” era il nostro motto, contro ogni pregiudizio, stereotipo, forma latente di razzismo.
In ciò, la nostra scuola non è mai arretrata, si è ben identificata: organo dello Stato,  rispondente prima ai principi sanciti dalla Costituzione per l’azione educativa e poi alla comunità.                                 

Quali conclusioni trarre?                                     
Quali che siano le nostre prospettive, facciamo tesoro di quanto conquistato.

La scuola d’infanzia è un diritto, gestita, sulla base di programmi nazionali e in continuità con la primaria e la secondaria di primo grado, nell’ambito della scuola di base.

Non posso pertanto accettare la delega in bianco per l’istituzione di un “Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai 6 anni” presente nella legge 107/15 se essa determina lo slegamento della Scuola dell’Infanzia dal successivo percorso formativo ed educativo dello studente nelle Scuole Primaria e Secondaria.

Non posso accettare che le attività promosse dalla scuola dell’Infanzia siano finalizzate alla «conciliazione dei tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori». Si tratterebbe di mero assistenzialismo.

Non posso accettare che a finanziare questo segmento importante della formazione infantile siano chiamati a cooperare le Regioni, gli Enti locali e le famiglie. Non
Non si tratterebbe più di Scuola Statale che oggi offre un servizio gratuito, altamente formativo.   
                                               
Non posso accettare che si dimentichi la memoria storica della scuola dell’infanzia statale italiana che finora è stata il nostro fiore all’occhiello, merito dei professionisti che vi hanno lavorato, docenti oggi, trattati come “Figli di un dio minore” (Marina Castelli) rispetto ai colleghi degli altri ordini di scuola.

Noi dobbiamo difendere la nostra Scuola dell’Infanzia statale, tutta la nostra scuola statale .    
Lo ribadiamo anche come comitato LIP (Legge di iniziativa popolare) di cui io faccio parte a Vicenza.                                                                                    

Continuerò a battermi, come cittadina attiva per la scuola pubblica, quella per cui mi sono spesa per 40 anni marciando con gli studenti anche a Barbiana, in ricordo di don Milani, per difendere il diritto allo studio e la costituzione, la laicità della scuola di Stato, dove tutti sono uguali e  nessuno è straniero,  dove il  percorso educativo e scolastico è  uguale per tutti dai 3 ai 14 anni.
Non dobbiamo arretrare. 
 Se e noi arretriamo consegneremo alle nuove generazioni, a quelli che verranno dopo di noi un mondo peggiore  (Marina Boscaino)”    

      Donata

Approfondimenti

TI VOGLIO CANTARE CARA SCUOLA MANZONI 
http://donataalbiero.blogspot.it/2014/04/ti-voglio-cantare-cara-scuola-manzoni.html

domenica 24 gennaio 2016

LE RICHIESTE SILENZIOSE DEI NOSTRI RAGAZZI

 Maxima debetur puero reverentia   
CYBERBULLISMO         https://youtu.be/BJPoZIPZA1I

 

Mi hanno colpito le affermazioni di Alex Corlazzoli,  scritte a caldo sul fenomeno del Bullismo.  
«Abbiamo bisogno di maestri e professori che ascoltano, che si affiancano a questi ragazzi… Abbiamo la necessità di tornare a fare educazione civica, alla cittadinanza, non di scrivere il
decalogo del comportamento….
I ragazzi ci chiedono solo una cosa: ascolto. Dobbiamo imparare a parlare un po’ meno per raccogliere le loro storie. Quelle dette e non dette. La ragazza di Pordenone ha diritto alla felicità allo stesso modo di quei ragazzi che hanno bisogno di capire quello che hanno fatto. Non sono “bulli”, sono ragazzi... No, non servono progetti. Tantomeno una legge...»
I bulli? : Sono anche loro nostri figli come quella ragazza di Pordenone. Fragili come lei o forse in maniera diversa. Sono quelli che non amano la nostra scuola, soprattutto le “medie”, anello debole del sistema dell’istruzione. Capitò anche a me… Sono quelli che non trovano un prof che li ascolta. Sono quei ragazzi che bocciamo, cataloghiamo come “svogliati”, “fannulloni”, “disagiati.


Che dire?
Difendo la scuola, ovviamente. 

Ma l'articolista  sfonda , con la sua provocazione, una porta aperta, avendo diretto una scuola media per dieci anni, con più di 900 studenti.



La scuola, lo si sa bene, è il luogo, l’unico, in cui si realizza l’incontro di tutti i ragazzi, luogo dove questi consumano più tempo nello stare insieme, in cui si sviluppano relazioni, confronti, scambi affettivi, prove di socialità e di sfide.
Ogni individuo entra nella scuola con il proprio patrimonio di storia personale che ha le radici nell’albero familiare e nel contesto sociale di appartenenza. Nell’impatto con i pari e con l’istituzione (con sue regole, sue richieste precise) il disagio individuale si rivela, trovando punti di contatto e di continuità con quello altrui. La scuola dunque è, per così dire, la rappresentazione tangibile di un disagio che attraversa il corpo sociale. Essa, può, a seconda del suo modo di essere e funzionare, implementare, moltiplicare, stigmatizzare il disagio oppure accoglierlo, conoscerlo, riconoscerlo e mettere in atto processi di contrasto.     

Di fronte al malessere adolescenziale, sorge quotidianamente l’interrogativo:

A chi dare la responsabilità?”                                                               


Mi sono sempre opposta e mi oppongo oggi, a che la scuola diventi una sorta di comodo capro espiatorio per i mali della nostra società, tanto da giungere agli estremi di attribuire ai docenti ogni responsabilità su ciò che riguarda la vita dei giovani.
  Ma è pur vero, quanto ha scritto lo psichiatra sociologo Paolo Crepet“. I giovani si stanno  sempre più allontanando dalla scuola perché sempre più faticano a sentirla parte della propria vita e della propria cultura . Troppo spesso, in quelle aule non si sentono ascoltati ma solo giudicati e questo riduce la relazione affettiva con chi a scuola lavora”.

La scuola deve ri-partire ogni giorno dalla

qualità e dignità dell’ essere educatore per dare risposte alle esigenze dei ragazzi - io le  chiamai   RICHIESTE SILENZIOSE -  che  vogliono essere ascoltati, capiti, aiutati, stimati.

Nella pubblicazione della scuola, ancora del 2007, i temi e i problemi legati alla aggressività dei ragazzi, al fenomeno del bullismo, sono oggi ancora attuali e anche le soluzioni operative proposte.
Si è lavorato, allora, su diversi fronti nella convinzione che un intervento preventivo, dovendo rappresentare un momento ‘contenitivo’ di vari aspetti di vulnerabilità adolescenziale, fosse da realizzare attraverso la cooperazione di diverse strutture ed istituzioni già presenti sul territorio quali l’ULSS, il Comune di riferimento, il Servizio di Tutela dei Minori, le organizzazioni di volontariato, il Comitato dei genitori. Lo abbiamo definiamo un modello d’intervento “multidisciplinare”, rivolto agli insegnanti, ai giovani e alle loro famiglie; un intervento formativo ed informativo. .

Avevamo , con la pubblicazione,  espresso l’auspicio, non avveratosi,  che attraverso  il dibattito con le esperienze delle altre scuole, si trovassero i canali per un confronto e uno scambio di  buone pratiche. Lo ritengo utile, oggi più di ieri. 
                


Sappiamo che una scuola che si pone nella prospettiva della promozione del benessere è una scuola che assume come principio-guida quello di sintonizzarsi con le istanze interne degli allievi per  intercettarne i bisogni e le potenzialità.
E’ una scuola che punta su   
- l’accoglienza, da pensare nelle sue forme attuative come l’incipit di una relazione multipla e sistemica che accompagnerà l’allievo negli anni;  
- la cura della comunicazione, della informazione come fattori di partecipazione e di democrazia;
-  il riconoscimento della diversità nei processi di apprendimento, senza che questo comporti una penalizzazione valutativa, ma attivi invece la ricerca congiunta di percorsi alternativi, in armonia con i sistemi motivazionali;
- la pratica, nelle classi, del lavoro di gruppo, del mutuo aiuto, opportunamente dosato con i percorsi individuali;
- l’organizzazione di spazi, di tempi distribuiti tra attività didattiche e attività sociali/culturali, nelle quali gli allievi siano protagonisti attivi di proposte e di gestione delle iniziative;
- la riflessione permanente sulla qualità della relazione fra docente e allievi, sulle modalità di testare l’apprendimento e il sapere, sugli strumenti e i metodi della valutazione.  



 Ribadisco un concetto che mi è caro.
Siamo di fronte a tante storie individuali cui si risponde attraverso l’ascolto, la comprensione e  nei confronti delle quali saremmo disarmati se pensassimo di avere in tasca modelli e soluzioni preconfezionate.  E’ attraverso queste molteplici storie individuali che interagiscono tra loro, a volte in modo scomposto, che il docente può realizzare quotidianamente quel miracolo che è la rottura del muro della solitudine del ragazzo.

Certo, è difficile pensare a un simile percorso didattico se si il docente è costretto a esercitare il proprio compito in classi ‘pollaio’ e con una scuola con sempre meno ore di funzionamento curricolare.  La struttura e il finanziamento della scuola pubblica, la riduzione del numero dei discenti, sono elementi non secondari di un processo didattico che parte dalla persona. 


Che fa la politica?



Donata Albiero  

Un aiuto : 
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sabato 2 gennaio 2016

RIBELLARSI E' GIUSTO


IL MALE PEGGIORE DEL NOSTRO TEMPO E’ L’NDIFFERENZA
Assemblea musicale teatrale    https://youtu.be/bc0QV-RByqU  
                                           

Il malcontento è indistinto, abbondante e diffuso… anzi, generalizzato.  
 La tendenza culturale dominante, ha sottolineato  Alain Goussot docente di pedagogia speciale Università di Bologna, nella società e anche nel mondo della scuola è quella di sottolineare le negatività, quello che non va e soprattutto di pensare che non possiamo fare nulla e cambiare nulla. L’essere spettatori, consumatori sfrenati e ansiosi perché con sempre meno risorse a disposizione porta ad un atteggiamento rassegnato, di chi subisce quello che sembra un destino ineluttabile .
   Nell’analisi della situazione che viviamo e che riteniamo ingiusta socialmente, da un’altra prospettiva ci fa riflettere Gustavo Esteva, intellettuale attivista sociale:
La minaccia principale viene dall’alto: governo e classi politiche agiscono come imprenditori della spoliazione, della violenza, della corruzione e dell’impunità.
C’è un crescente consenso sulla necessità di resistere alle loro politiche e alle loro azioni.
Ma ci divide la forma della risposta.
Alcuni guardano verso il basso, altri verso l’alto.
Alcuni si fanno carico di cambiamenti profondi, che vedono come l’unica forma efficace di resistere, mentre altri continuano a chiedere a quelli che stanno in alto alcuni cambiamenti cosmetici e alimentano la fantasiosa idea secondo la quale la soluzione arriverà quando potranno sostituirli con altri che si suppone siano migliori.”
E allora?  Che dobbiamo fare noi comuni mortali?  

Da anni non credo nei cambiamenti magici della società.                                     Credo che le innovazioni, le rivoluzioni siano graduali, profonde,  associate alla vita quotidiana e determinate dalla cittadinanza attiva .  Devono infatti radicarsi in tutti gli spazi delle società, nelle famiglie, nelle relazioni personali, nei più piccoli, nei vicinati, in tutto ciò che in fin dei conti definisce la forma del potere.
E’ stato il costante messaggio fornito alla comunità scolastica a cominciare dagli studenti, in anni e anni e anni di dirigenza scolastica, conclusosi per la scuola media ANTONIO GIURIOLO di Arzignano con l’onorificienza ottenuta dall’ Organizzazione Internazionale UNICEF “ SCUOLA AMICA  dei bambini e ragazzi”, grazie al lavoro dei professionisti docenti, ai loro progetti tesi tutti a rendere gli studenti  protagonisti  attivi del vivere civile.
Credo nel movimento, piccolo, locale, del mio quartiere, del mio paese. La storia non si trasforma partendo dalle piazze piene o dalle moltitudini indignate, ma piuttosto… iniziando dalla coscienza organizzata di gruppi e collettivi che si conoscono e si riconoscono reciprocamente, in basso e costruiscono un’altra politica.    
Il mio sogno, il  mio augurio ?
Organizziamoci in gruppi e collettivi che possano farci crescere mutuamente nella pratica di azioni effettivamente trasformatrici, per affrontare con efficacia le minacce terribili che pesano su di noi e convertire la situazione nell’opportunità di cambiamento che da tanto desideriamo.
In fondo, il mio è un “elogio della speranza”, per dirla con Alain Goussot

Ci sono cose che non dipendono da me e sulle quali non posso agire (i fenomeni naturali, le malattie, le catastrofe improvvise, la morte) ma ci sono cose che dipendono da me, dal mio modo di essere con l’altro e me stesso come le relazioni affettive, sociali, le decisioni di fronte alle piccole questioni della vita (che spesso sono quelle più importanti come la lealtà, la coerenza, il prendersi cura dell’altro, l’ascolto, l’accoglienza…).  
Si tratta di agire: partecipazione è proprio il contrario d’indifferenza, quella che molto spesso “anestetizza i cuori – sostiene don Luigi Ciottie addomestica le coscienze,  che parte dal livello individuale e , via via, si allarga a livello istituzionale, politico, per giungere all’indifferenza nei confronti dell’ambiente.


Ognuno di noi deve vincere l’indifferenza, il grande male del nostro tempo, messaggio anche di papa Francesco nella giornata mondiale della pace, l'1 gennaio 2016
Il mondo non è minacciato dalle persone che fanno il male, ma da quelle che lo tollerano” evidenziava il grande Albert Einstein
Come non ricordare, poi, Antonio Gramsci e il suo monito “Odio gli indifferenti”. Per lui, l'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita; i l'indifferenza strozza l'intelligenza. Auspicava da parte di ognuno di noi una domanda:  Se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?“

 Auspico per  tutti noi di essere
 gente che vibra,
che non ha bisogno di essere spinta,
 gente che ha il senso della giustizia,
che lotta contro le avversità,
 gente capace di assumersi le conseguenze delle proprie azioni,
 gente che non sparisce quando si tratta di raggiungere obiettivi,
 gente che cerca soluzioni,  gente fedele e persistente,
gente che aiuta generosamente senza sperare niente in cambio.


Due sono gli auguri speciali per il  2016
Il primo, alla mia scuola pubblica, organo di stato che voglio vicina agli studenti, coinvolgente, moderna, efficiente, inclusiva, emozionante, di tutti e per tutti, laica, democratica, solidale e non azienda, fondata sulla competitività, sottoposta ai finanziamenti dei privati, mercantilistica, servile al Potere.
Darò il mio contributo  nel percorso referendario contro la  legge 107/2015,  la cosiddetta Buona Scuola, con il Comitato LIP.
 Il secondo, alla mia associazione locale ambientalistaCiLLSA.        
  Non rinunci mai al suo ruolo di informare i cittadini e di lottare per la difesa della salute degli stessi: contro la ventilata costruzione del gassificatore, l’inquinamento delle falde acquifere, l’inutile costruzione di un nuovo ospedale a pochi chilometri dall ‘esistente con dispendio di soldi pubblici, la cementificazione di strade, la distruzione del verde.
Continuerà la mia presenza attiva.  


Rimango del parere che chi vuole fare qualcosa trova sempre una strada,  chi non vuole fare niente trova sempre un pretesto.


Credo nella solidarietà, nella cooperazione, nei diritti umani, nella capacità degli uomini di cambiare il proprio destino, nel diritto di ribellarsi alle angherie, da qualunque parte esse provengano. 
Credo ancora che le lotte, anche le più estreme, vadano condotte senza violenza.        
  
E’ il nostro impegno che fa la differenza.
Avanti, sempre
Donata Albiero